"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

mercoledì 26 luglio 2017

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso.




MARCO VETRUGNO 



Una ghirlanda di incontri, la vita: l’incontro con sé, l’incontro con gli altri. E nell’incontrarsi che ci si avvicina o allontana, acquisendo coscienza e consapevolezza del proprio essere. E sono queste condizioni che Marco Vetrugno ti conduce a concretizzare, ascoltandolo.


Un lunedì afoso, rovente, a Lecce, in una via modernizzata e trafficatissima della città, via Leuca, vedo Marco col quale avevamo fissato l’appuntamento. Con Marco non si poteva prendere semplicemente un caffè al bar, la parola sarebbe stata offesa dai rumori o altre distrazioni di circostanza; inoltre, la voglia di farmi conoscere il suo angolo di mondo era talmente decisa, senza sbavature che non ha lasciato adito ad un tentennamento, o rifiuto. E infatti, senza convenevoli, Marco mi guida verso il suo rifugio: una filiera allineata e ben in vista di poeti, scelte accuratissime come quelle di Osip Mandel ‘Stam, René Char, Cristina Campo e gli immancabili poeti salentini, per i quali Marco nutre rispetto e devozione, Antonio Verri, Salvatore Toma, Vittorio Pagano, Claudia Ruggeri, oltre ad una vastissima selezione di poeti e scrittori francesi, russi, inglesi, americani. E poi, in alto, sulle colonne delle pareti,  ritratti “noir” di amici artisti.   

Insomma, al di là di ogni aspettativa, l’incontro col poeta leccese Marco Vetrugno ha destato stupore, e anche gli incontri con poeti conosciuti in mattinata grazie a Marco sono stati tanti; all’improvviso, ci si accorge che c’è ancora chi invece di esporre auto, abiti o cellulari, mostra libri con un orgoglio e una gioia da brivido.


Occhi azzurri lampanti, sguardo fiero e duro di chi sa di aver conosciuto un po’ di cose nel corso della vita tanto da poter insegnare qualcosa, pur avendo poco più di trent’anni. Lo vedi così Marco, con due diamanti grezzi incastonati in un corpo gracile ricamato come lenzuolo da tatuaggi, ogni orlo della pelle occupato da grandi simboli, esibiti come totem, il più prezioso quello del cuore, ferito, cicatrizzato da un dolore sconquassante: la perdita del padre in età adolescenziale.

Marco mi racconta tutto con estrema naturalezza, fumando continuamente e con avidità. Una vita segnata da una morte, il cui dolore si è impossessato di lui come un demonio, portandolo in situazioni estreme, a volte cercate, volute, in abissi. Un modo forse per affermare: “la mia vita non ha più senso, non ha più regole”.


A svantaggio di ciò la scrittura, lo ha condotto, invece, in un senso indispensabile: l’amore e la cura verso gli altri, la madre, le nuove amicizie.

La poesia è la sua tana. Lo studio, la ricerca stilistica, il ritmo, il gettare inchiostro ferendo brutalmente forse solo se stesso, è un modo di riconoscersi, accettarsi, cominciare una vita senza demoni.


Marco Vetrugno ha già pubblicato diverse sillogi con le case editrici salentine Manni, Lupo, Musicaos, e con quest’ultima è uscito “Mùtilo. Un monologo per il teatro”, per mezzo del quale porterà i suoi “proiettili di-versi” per l’Italia, per quei luoghi, i teatri che accoglieranno il buio, la luce, i fiori del male, respireranno le tenebre di un dolore acre. Un Sud che incontra il Nord, come accadrà a Venezia e a Bologna. La scrittura di Marco - opportuno ricordare -  è molto apprezzata  da critici come Giorgio Bàrberi Squarotti e Nicola Vacca.   



“Respirare per Mùtilo è sinonimo di scrivere”, anche per Marco è così. Scrive per respirare, legge per prendere ossigeno e parla in modo misurato, per cacciar via forse quell’anidride carbonica di cumuli di cenere di dolore ancora fumante. 


E anche per me, fermarmi a scrivere risulta problematico. Tanto c’è da raccontare di questo giovane poeta, il quale non ha mai gridato ai quattro venti il suo vissuto né lo ha usato come espediente per catturare le attenzioni altrui. D’altronde, non occorre, è sufficiente leggere Marco per capire che nelle sue parole “non c’è trucco, non c’è inganno”, non servono stupefacenti né allucinogeni, tutta la poesia di Vetrugno è ciò che è, non è allogenica, è la sua impressionante realtà, tessuto di pelle e di anima.   
                        

martedì 25 luglio 2017

In arrivo, domani: mercoledì 26 luglio per Bompiani

    

La copertina del libro edito da Bompiani, 2017




   “LA PALLINA ASSASSINA” di Olséni & Hansen

Quattro anziani amici con la passione per il golf trovano il proprietario del club morto.
Convinti di averlo colpito con uno dei loro tiri, cercano di inscenare un suicidio.
E si mettono nei guai.
 Da una coppia di scrittori svedesi un giallo umoristico,
una lettura leggera tra commedia e brivido.


Elisabeth puntò uno sguardo di terrore sulle due palle da golf – la sua e quella di Egon – immobili accanto al cadavere.

Giugno a Falsterbo è perfetto per giocare a golf. Lo sanno bene i due maturi amici
Egon e Ragner, che come di consueto sono già in campo molto presto la mattina. Li raggiungono Elisabeth e Märta, fresca vedova, già amante di Ragner in gioventù. Durante la partita i quattro trovano in un bunker il corpo di Sven Silfverstolfe, ricco imprenditore nonché proprietario del campo. Il morto ha un vistoso livido sulla tempia, e gli amici si convincono di essere responsabili della sua morte grazie a un tiro particolarmente riuscito.
Il nipote di Egon, Fredrick, interpellato sul da farsi, consiglia loro di cancellare le tracce e lasciare tutto com’è. I quattro invece decidono di inscenare un suicidio, ma vengono ben presto smascherati. Va da sé che non sono loro i colpevoli: Sven era detestato da molti.
L’amante Madeleine, che ha abbandonato dopo la nascita del figlio svuotandole il conto; Sophia, la giovane moglie che gli rivela di aspettare un bambino – che non può essere suo; e ancora, gli investitori di un suo progetto fallito. Una commedia leggera, appena tinta di rosso e nero, che mette in scena una compagnia di anziani ricchi di spirito e d’iniziativa ancorché pasticcioni.


OLSÉNI & HANSEN Christina Olséni & Micke Hansen si sono conosciuti frequentando lo stesso gruppo di tennis. Entrambi innamorati di Falsterbo, una cittadina sulla costa svedese della Scania, hanno eletto la zona a scenografia di una serie di romanzi che combinano la passione per i gialli investigativi di lei con lo stile umoristico di lui.
Una nuova coppia nel panorama letterario nordico che promette di stupirci con “I delitti di Falsterbo”.