"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

sabato 28 gennaio 2017

SERATA IN GIALLO A SAN DONATO MILANESE








Appuntamento lunedì 30 gennaio dalle 21,15 al SandoCalling di San Donato Milanese per il nuovo incontro del ciclo “Mind the Book” per una serata all'insegna del giallo con i giornalisti e scrittori Gianluca Ferraris e Franco Vanni.

Gianluca Ferraris lavora per le testate del gruppo Mondadori e ha pubblicato con Novecento editore “A Milano nessuno innocente” e “Piombo su Milano”, le prime due avventure del cronista e improbabile detective Gabriele Sarfatti. Franco Vanni, cronista giudiziario di Repubblica, ha esordito lo scorso anno con “Il clima ideale” (Laurana editore) dove una lunga scia di sangue lega la Bosnia del 1992 alla Milano di vent'anni dopo.

Due sguardi diversi su Milano e la sua anima più nera, perché la 'Presunta metropoli' – come la chiama Ferraris nei suoi romanzi - è lo scenario perfetto per tutte le sfumature del giallo, come dimostrano le migliaia di pagine ambientate nella città del Duomo e della Madonnina: “Quello tra Milano e il noir è un matrimonio che funziona perché entrambi hanno questa caratteristica comune: non esistono quasi più buoni e cattivi in senso assoluto, ma solo un’immensa zona grigia dove diventa difficile distinguere, scindere, interpretare”, ha dichiarato proprio Ferraris.



 Come raggiungere il SandoCalling
Arrivati all'incrocio di Bolgiano, buttate l'occhio oltre la siepe ed entrate dal cancelletto all'angolo
(anche con la bici).

Ampio parcheggio (Baden Powell) dall'altra parte della strada.

Per chi si muove con i MEZZI PUBBLICI:
dall'autostazione M3 (lato MILANO): LINEE 902 - Z413
dalla metro di SAN DONATO (via Caviaga): LINEE C ROSSA E C BLU
da PESCHIERA BORROMEO: LINEE 901 - Z413
da PAULLO: LINEA Z413

Booktrailer REMEMBER

lunedì 16 gennaio 2017

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso.



ELISABETTA LIGUORI



Dolcezza, smisurata dolcezza attorniata dall’entusiasmo e la sorpresa di presentare la nuovissima pubblicazione “Lo spazio dentro” (Musicaos Edizioni). È ciò che manifesta nell’immediato Elisabetta Liguori.

Una donna che ho ammirato da lontano, pur senza averla conosciuta personalmente; avendo avuto nei suoi confronti una sensazione di irraggiungibilità, forse dovuta anche a momenti di vita differenti, per i quali non ci è stata data la possibilità di incontrarci. L’ho mirata comunque, essendo consapevole della sua bravura e competenza in ambito letterario. Ebbene, Elisabetta Liguori, finalmente è qui, di fronte, ci separa un tavolo circolare di un bar nella bella Lecce: è dolcissima, sensibile, riservata, vigile. Ricerca l’essenza e vive del dubbio, e come forma di terapia si dedica alla scrittura all’incirca da vent’anni. Ama conoscersi, conoscere, e condividere l’arte dello scrivere e della lettura con tanti amici, con associazioni con le quali collabora attivamente.

Utilizza le esperienze vissute nel lavoro che svolge presso il Tribunale dei Minori come trame dei suoi libri; ha, per l’appunto, abitualmente la vicinanza di accadimenti tristi vissuti dai bambini, dagli adolescenti, e poi, li traduce in un secondo momento in parole e crea ad arte scrigni aperti a chiunque li voglia sfogliare. Ad esempio, nel 2013 scrive “Kora, una storia a colori” (Lupo Editore), una favola per adulti, nella quale la protagonista è una bambina nata un anno dopo l’arrivo della madre nigeriana, e successivamente abbandonata.

Elisabetta è una donna col sorriso. È una donna che nonostante la sua maturità letteraria, la sua destrezza, non è saccente. Conserva e dimostra le insicurezze, impercettibili ai più, che possiede e annienta con un sorriso e attraverso degli occhi luccicanti. Ciò che imbarazza è appunto la sua semplicità nel mostrarsi, nel parlare, annunciando un’anima complicata e intrigante, ricca di spigolosi dettagli della sua esistenza; l’essere bambina che primeggia, ad esempio, quando mi presenta il libro “Lo spazio dentro” dedicato agli adolescenti, appena consegnatogli dall’editore Luciano Pagano. È stata un’emozione anche per me, nel vederla. E inoltre, della necessità di scrivere, della riverenza che riserva nei confronti della letteratura e della poesia.

Vale la pena conoscere Elisabetta Liguori, leggere i suoi libri, come “Il secondo giorno. Kiss for my angel” (Musicaos Editore), un romanzo dal genere fantasy, nel quale l’amore e la libertà sono il motore di una storia intrisa di realtà e di fantasia, alla ricerca della verità. Curioso il protagonista: un angelo, necessario per comprendere il visibile e custodirlo nell’invisibile. E da Porto Cesareo, a New York, passando da Roma, sino a giungere nel suo nido, Lecce, e qui, Elisabetta tiene la rotta.

A Lecce, vive e lavora. Apprezzata e stimata, la scrittrice Elisabetta Liguori trova nel lavoro, nella famiglia, nella scrittura tutto ciò che ama, sufficiente per essere felice e sentirsi gratificata. Per lei le amicizie, la scrittura, sono un conforto dell’anima; ciò che è frivolo, i luccichii delle luci della ribalta non sembrano affatto affascinarla. È attratta, infatti, dal suo essere bambina, dalla fragilità degli altri bambini, dall’essere indifesi a volte, e questi aspetti hanno condotto Elisabetta a trasformarsi in guerriera e a difenderli proprio mediante la scrittura. Raccontando le storie dei ragazzi, pare come se, in qualche modo, li potesse far sentire meno soli.

In bocca al lupo, allora, Elisabetta per il tuo nuovo libro “Lo spazio dentro”, affinché ci sia “spazio” sempre per tutti.         

Il romanzo che dettò la fine della vita sociale di Truman Capote - Io Donna

Il romanzo che dettò la fine della vita sociale di Truman Capote - Io Donna

venerdì 13 gennaio 2017

La locanda dell'ultima solitudine, di Alessandro Barbaglia

La copertina del libro Mondadori, 2017




 IN ARRIVO IL PROSSIMO 17 GENNAIO 2017:

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio... Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito. Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni. Quei sogni che, secondo l'insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d'inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai. Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l'istante di un'onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell'Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell'Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore. Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore. 



 http://www.librimondadori.it

martedì 10 gennaio 2017

VIVO E SCRIVO



‘Vivo e scrivo’: quando la scrittura incontra la psiche


A Milano, da ActsFactory, per la prima volta in Italia la scrittura  incontra la psiche attraverso “Vivo e scrivo” un per-corso di cura di sé e lavoro sulle emozioni.
Diverse le attività creative e riabilitative offerte da ActsFactory. Ognuna di queste è condotta da professionisti specialisti del settore con la supervisione del Dott. Paolo Giovannelli, Psichiatra e Psicoterapeuta, docente presso l'Università degli Studi di Milano.
Tra le proposte“ Vivo e scrivo”, un originale laboratorio di scrittura emotivo/creativa che punta molto sulla riscoperta del proprio corpo come spazio ricco di suggestioni, emozioni, tracce da rinvenire e seguire per la realizzazione di un racconto scritto.

Ogni lezione è suddivisa in due parti, la prima dedicata all’ascolto della propria fisicità ed emotività. Cosa vuole dirci il nostro corpo? Quale storia vogliono raccontarci le nostre emozioni? Risponderemo a queste domande attraverso esercizi di visualizzazione creativa e tecniche di rilassamento.
La seconda parte è invece dedicata agli aspetti più tecnici ed accademici della scrittura, studio del personaggio, struttura e sviluppo della trama  e tutto ciò che occorre alla costruzione di una storia.

L’obiettivo di “ Vivo e scrivo” è quello di guidare i partecipanti verso una scrittura consapevole, vicina alla parte più vera e viva di sé. Perché la parola, se usata con consapevolezza,può farci stare bene.

Il laboratorio è condotto dall’autrice e drammaturga Emina Gegic e dalla scrittrice Elena Mearini. Sono inoltre previsti interventi di autori di narrativa contemporanea ed editori che aiuteranno a comprendere meglio l’arte di scrivere.
Il laboratorio è aperto a tutti, le sole prerogative richieste sono curiosità e voglia di riscoprirsi.

Durata del laboratorio: 8 incontri da 3 ore ciascuno, due mercoledì al mese dalle 18 alle 21.
Per informazioni:  www.wecarepsichiatria.eu; mail: info@actsfactory.it