"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

venerdì 26 agosto 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso

GIOVANNA POLITI 






Una donna misteriosa, altera, granitica, parca di sorrisi; così mi è apparsa Giovanna Politi qualche anno fa, quando incuriosita dal suo successo, ho deciso di andare a seguire una delle sue numerosissime presentazioni in terra salentina.



La rivedo, volutamente, visto il consolidato successo di vendite delle sue opere letterarie, e comprendo come l’apparenza spesso possa stridere con l’essenza. E infatti, Giovanna ride, l’anima sorride alla vita quotidianamente perché per lei, la vita è gioia, è pienezza, è l’altro e l’amore per l’altro: i figli, il compagno, l’amica, la scrittura. Un amore e una passione tenuti nascosti nell’intimo sino al momento in cui Giovanna Politi prende in mano il coraggio e impugna la penna per professione.



È una scrittrice Giovanna, questo il suo lavoro.



Amata, perché l’amore attrae amore. E lei ama. Entusiasta, e come non potrebbe esserlo, viste le vendite considerevoli dei libri di poesia e di  narrativa. E poi, comprendo però, come la poesia sia il nervo che sostiene l’essere e lo stesso che mi ha tenuto unita a lei, nella distanza, lungo il corso del tempo.


Ha scritto: “Dell’anima falò”, “Non è stato solo vento”, “Chi vola basso non può toccare il cielo”, pubblicati dalla stessa Casa Editrice Kimerik. La prima - aggiungo – della quale un’autrice, in tal caso, ne parla in modo encomiabile, essendo soddisfatta e gratificata della professionalità di un editore.


Pertanto, l’insieme risulta un incrocio di sinergie, un concentrato di bellezza e perfezione. Idealità certo la perfezione; tuttavia, oggi, osservare una donna che sorride senza far vedere accenni di sorriso nel viso, che è soddisfatta, che ama e accetta se stessa, il lavoro, ciò che fa ed è, evitando avvisaglie di perbenismo, di lusinga, di civetteria, o evocando battute sprezzanti nei confronti della cosiddetta “concorrenza”, è lodevole e pregevole.       

In ogni libro di Politi, sia esso silloge o romanzo, poesia o prosa, ricordo o quotidianità, sono coinvolti tutti i sensi, come nella vita, nulla è escluso e niente è al caso. Accade. Così com’è avvenuto il mio incontro con lei, e al termine del dialogo, non chiacchiericcio, ma dialogo giustappunto, vale a dire un confronto dialettico, un uso misurato e contemperato della parola, il mio essere è stato pervaso da gioia intensa.



Anche questa è Giovanna Politi: magia!
 
(in http://www.giovannapoliti.it) 

giovedì 25 agosto 2016

Buon Viaggio - racconto di Sabrina Ferrero

Buon Viaggio - racconto di Sabrina Ferrero: Oggi 27 luglio 2016 apparentemente sola in questa selva, in questa “Casa Vecchia”, che mi racconta un po' di sé e dei suoi oltre 300 anni...

martedì 23 agosto 2016

La coppia perfetta - B. A. Paris

La coppia perfetta - B. A. Paris: Nord, 2016 - La violenza subita e raccontata da Grace è lenta, fiaccante, onnipervasiva, irredimibile: un brillante avvocato, dopo averla sedotta, è diventato suo marito e, poi, il suo aguzzino, rendendola succube di lui e trasformandola in una reclusa.

La gioia di vivere - Vittorino Andreoli

La gioia di vivere - Vittorino Andreoli: Rizzoli, 2016 - Una guida a piccoli passi verso la saggezza che riconosce l’origine della gioia di vivere nel ‘noi’: la condivisione di cui è capace chi non insegue obiettivi e risultati sempre più alti, di chi sa praticare la fragilità, l’onestà, l’appartenenza.

mercoledì 3 agosto 2016

RITRATTI D'AUTORE. Primi piani di scrittori di Terra d'Otranto. Rubrica di Alessandra Peluso

MAURO MARINO



Il guru della cultura nel territorio salentino, mi piace definirlo così Mauro Marino. Un pozzo senza fondo di sapere letterario, teatrale, poetico, musicale. Accoglie quotidianamente nel suo “Fondo Verri”, luogo dell’anima, situato nella barocca via Libertini di Lecce - via S. Maria del Paradiso - numerosissime performances, ospiti salentini e internazionali; insomma, un incubatore, gestito da un vero e proprio operatore culturale.

Sempre in prima linea Mauro, seppur in apparenza è timido, discreto, silenzioso. Ti osserva, ti scruta, ti sorride con accurata raffinatezza.

Conosciuto nel 2010, l’anno in cui mi sono affacciata in questo luogo della cultura leccese, e grazie a lui ho conosciuto e amato il poeta di Caprarica di Lecce, Antonio Verri, suo amico, e poi sono stata affascinata dal modo di trattare di cultura. Così, ho intessuto un rapporto di amicizia con Mauro e con tutti coloro che hanno frequentato e frequentano, tuttora, il Fondo Verri: crocevia di culture.


Mauro Marino, allievo e collaboratore del poeta Danilo Dolci, ha scritto milioni di libri, di articoli, di saggi, ha diretto “Il Paese Nuovo”, oggi ideatore della rivista on line “Spagine”, oltre a vari blog dedicati alla poesia salentina. È amante dell’arte in generale, nello specifico è legato alle figure di poeti della nostra terra. Ha militato nella poesia con convinzione, coscienza e conoscenza. Fra tutti, da ricordare, la recente pubblicazione edita da “spagine. Fondo Verri”, per l’appunto, “Journal”, di Antonio Leonardo Verri, curata anche da Maurizio Nocera.


Non incline al pettegolezzo, alle indiscrezioni, né mai alla contraddizione. È un comunitarista più che un comunista culturale, nel senso nobile e primario del termine, aggrega e mai divide, qualsiasi incarico o ruolo ricopra quando è invitato in eventi culturali lui è lì, tra l’inquieto, l’imbarazzato e il “me ne futtu”, nella semplicità e nella sicurezza di esserci, essere, esistere.

Mauro Marino esiste, sì, la vita l’ha vissuta abbastanza, in modo intenso. Si occupa, nel “Sert”, di Lecce, di aiutare giovani in difficoltà: tossicodipendenti, ex carcerati. E Mauro c’è, quando si tratta di ultimi, di personalità fragili. È presente con la sua nobiltà d’animo.

Ecco, dunque, desidero salutare in tal modo il caro Mauro, con le sue stesse parole: «Agire, fare! La poesia e i poeti servono a scrivere la vita: la via possibile. A scovare tracce, servono!
 
A segnare lo spazio, a recuperarlo dall’oblio e dalla nostalgia. Dalle malìe di quanti dimenticano le parole, scordano la melodia e fanno finta di non sapere… chiudono gli occhi per non sentirsi responsabili. È cruda la poesia quando insegue, scrive la vita, il reale, il quotidiano e ciò che lo trascende. È urlo, la poesia. Urto, scontro… Così è, così è da sperare sempre sia la poesia… e il poeta: un coraggioso capace di guardare la polvere nascosta sotto il tappeto della consuetudine. Guardala per decifrarne i resti, l’origine, il primo canto dove dorme la speranza di un risveglio. Per salvare le parole dalla loro esistenza momentanea, transitoria e condurle verso ciò che è durevole. Per trovare il peso della voce, il canto, l’atto che comunica, va all’altro. Trovare un palco, un’alzata, un gradino, un niente e declamare, spiegare il verso al vento che lo porti a chi non sente. A chi si ostina muto a credere e a non credere nella terra di mezzo del senso, dell’ascolto, dell’accogliere. Del dubbio. Di questo abbiamo bisogno, di farci “capaci”, pagina bianca… solo quella può contenere un futuro possibile, solo quella un’altra voce! Un altro noi…».


Ecco, a voi, Mauro Marino!