"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

lunedì 31 marzo 2014

Il taccuino di lepre, di Francesco Paloschi

La copertina del libro edito da Dedalo, 2014





Nome di battaglia: Lepre. Perfetto per un giovane partigiano che corre come il vento, diventa una tragica ironia quando una ferita di guerra lo costringe ad arrancare per sempre, azzoppato nel passo e nella vita. Tanti anni dopo, il vecchio Lepre conduce un’esistenza grama, alleviata solo dalle letture scientifiche e dai ricordi di un tempo migliore. La Resistenza e l’amico geologo conosciuto sulle montagne, il dolore per la menomazione, un lavoro che gli ha ridato dignità e la scrittura di un quadernetto scientifico: la trama di una vita nel nord-est italiano tra il 1944 e il 2005 si snoda in parallelo con le calamità naturali che si sono accanite sulla regione dal dopoguerra in poi, dall’alluvione del Polesine a quella di Firenze del ’66, dal Vajont al terremoto del Friuli, fino alla frana di Stava di Tesero. Ma Lepre custodisce un segreto, un taccuino che è pegno di amicizia e che riapre le porte alla speranza. Per il vecchio combattente non è ancora finita. Un racconto intimo e appassionato che unisce la riflessione sulle catastrofi evitabili del nostro tempo all’amore per l’ambiente e consegna un vibrante atto di fede nel valore dell’amicizia e della solidarietà.

I lettori
Un romanzo di alta qualità letteraria che sensibilizza il lettore sulla fragilità dell’equilibrio idrogeologico del nostro Paese e denuncia l’incuria criminale responsabile di tante tragedie. Per tutti gli italiani.


(www.edizionidedalo.it)

Mai ci eravamo annoiati, di Renata Adler

La copertina del libro edito da Mondadori, 2014   






Quando Mai ci eravamo annoiati balzò sulla scena editoriale americana, alla fine degli anni Settanta, a nessun lettore era mai capitato di leggere niente di simile.
Un libro che faceva saltare tutte le regole e imponeva con leggerezza un'irresistibile carica di novità e anticonformismo, una boccata daria fresca nei locali chiusi di una festa mondana dove gli elegantissimi ospiti hanno iniziato da un po' ad annoiarsi.
Soprattutto è la voce a incantare, la voce della giovane Jen Fain, una ragazzina di provincia appena sbarcata a New York e decisa a conquistarsi il suo posto sul palcoscenico più desiderabile dell'epoca, sotto le mille luci di una città che non è mai stata così scintillante.
Ci sono le feste nei loft di Brooklyn dove si incontrano galleristi, intellettuali francesi, editori spregiudicati, l'intero bel mondo della cultura. E poi le esercitazioni di volo con biplano, i molti amori fugaci e turbolenti, i viaggi, le lunghe serate nelle redazioni dei giornali, e una certa nostalgia per le notti in collegio con le amiche quando il mondo era più piccolo.
Renata Adler, autrice icona della cultura newyorkese degli ultimi cinquant'anni, ci stuzzica riuscendo a essere allo stesso tempo amorevole e sfuggente. E ci racconta, in questo romanzo-non-romanzo, il nostro tempo frammentario, le nostre molteplici identità, le idee, le esperienze e le emozioni della contemporaneità - feroce, amara e in tutto e per tutto splendida.


(www.librimondadori.it)

domenica 30 marzo 2014

Il cardellino, di Donna Tart

La copertina del libro edito da Rizzoli
 

 
 
Consigliato da  "Billy - Il vizio di leggere":
 
Figlio di una madre devota e di un padre inaffidabile, Theo Decker sopravvive, appena tredicenne, all’attentato terroristico che in un istante manda in pezzi la sua vita. Solo a New York, senza parenti né un posto dove stare, viene accolto dalla ricca famiglia di un suo compagno di scuola. A disagio nella sua nuova casa di Park Avenue, isolato dagli amici e tormentato dall’acuta nostalgia nei confronti della madre, Theo si aggrappa alla cosa che più di ogni altra ha il potere di fargliela sentire vicina: un piccolo quadro dal fascino singolare che, a distanza di anni, lo porterà ad addentrarsi negli ambienti pericolosi della criminalità internazionale. Nel frattempo, Theo cresce, diventa un uomo, si innamora e impara a scivolare con disinvoltura dai salotti più chic della città al polveroso labirinto del negozio di antichità in cui lavora. Finché, preda di una pulsione autodistruttiva impossibile da controllare, si troverà coinvolto in una rischiosa partita dove la posta in gioco è il suo talismano, il piccolo quadro raffigurante un cardellino che forse rappresenta l’innocenza perduta e la bellezza che, sola, può salvare il mondo. Tra le luci dell’Upper East Side di New York e la desolazione della periferia di Las Vegas, tra capolavori rubati e fughe vertiginose lungo i canali di Amsterdam, Il cardellino è un romanzo meravigliosamente scritto che si legge come un thriller. Primo assoluto nelle classifiche di Stati Uniti, Francia e Olanda, osannato dalla critica in patria come all’estero, è l’evento letterario dell’anno.
 
 
DONNA TARTT è nata a Greenwood, in Mississippi, e si è laureata al Bennington College. Il suo romanzo d’esordio Dio di illusioni (disponibile in BUR) e Il piccolo amico sono diventati bestseller internazionali tradotti in 30 lingue. Il suo nuovo libro è Il cardellino, pubblicato da Rizzoli.
 
 



sabato 29 marzo 2014

Verità imperfette, AA.VV.

La copertina del libro edito da Del Vecchio




Un avvincente esperimento letterario, un romanzo corale dalla penna di dieci grandi scrittori. Roma, 2012. Maria Letizia Pomarici, 25 anni, commessa in un negozio di calzature, rientra a casa verso le 21.00. Il corpo scheletrico e nudo di Chiara Maffei, ragazza introversa e problematica con cui divide il piccolo appartamento al piano terra di via Merulana, è accucciato in terra, impiccato al termosifone del bagno: posizione strana, ma non nuova per un suicidio. Il magistrato inquirente, la dottoressa Antonia Monanni, è una donna sui quarant’anni, dalla vita solitaria e complicata. Ha sofferto in gioventù degli stessi disturbi di Chiara Maffei e decide di indagare coinvolgendo il maresciallo Corsetti, sua vecchia conoscenza, nella speranza che non risolva il caso. Dieci voci e dieci personaggi conducono il lettore a diverse possibili verità sul caso Pomarici, svelando di volta in volta un retroscena, un punto di vista, uno sviluppo. Ogni voce riceve il suo timbro da uno scrittore diverso in un romanzo corale che regge la tensione della narrazione senza alcuna sbavatura fino allo scioglimento finale.
VERITÀ IMPERFETTE è una jam–session. I dieci autori che hanno interpretato ciascuno la melodia di un personaggio, ognuno nel proprio mood, sono: Marco Vichi, scrittore, autore di testi musicali, sceneggiatore, ha vinto, tra gli altri, il PREMIO SCERBANENCO nel 2009 con Morte a Firenze (Guanda). Luigi Cecchi, fumettista e narratore, è diventato famoso grazie al fumetto di Drizzit (Shockdom), ricco di irriverente allegria, perfetto contraltare ai suoi racconti spesso intrisi di ironia cupa e spiazzante. Maria Bellucci è una talentuosa scrittrice alle sue prime prove letterarie. Massimo Mongai, autore di oltre 15 romanzi di fantascienza e noir, è stato PREMIO URANIA 1997 e finalista al PREMIO AZZECCAGARBUGLI 2007. Nicola Verde è uno dei più significativi e attenti autori di noir italiano. Finalista allo SCERBANENCO, ha vinto la sezione romanzi storici al FESTIVAL MEDITERRANEO DEL GIALLO E DEL NOIR 2012. Roberto Riccardi alterna per lo più classici gialli a romanzi che gravitano sul tema storico della Shoah. Tra i riconoscimenti, il PREMIO TEDESCHI nel 2009. Scrittore del fantastico a tutto tondo, Errico Passaro ha pubblicato romanzi fantasy e di fantascienza per molte case editrici. Giampaolo Simi, PREMIO LOVECRAFT 2005, autore di Rosa Elettrica (Einaudi) e La notte alle mie spalle (E/O), è fra gli scrittori italiani tradotti nella storica Série Noire di Gallimard. Luigi De Pascalis, ideatore e curatore del libro è scrittore e disegnatore. Tradotto in Francia, Germania e Stati Uniti, per due volte ha vinto il PREMIO ITALIA PER LA LETTERATURA FANTASTICA. Maurizio de Giovanni ha affascinato i lettori con il suo commissario Ricciardi (Einaudi), aggiudicandosi numerosi premi e riconoscimenti. La serie è pubblicata con successo in Germania, in Francia e in Spagna.


 
(http://www.delvecchioeditore.com)

Il tempo bambino, di Simona Baldelli

La copertina del libro edito da Giunti




Ad aprile in libreria:
Dall’autrice di Evelina e le fate un romanzo sorprendente che ci catapulta in un mondo di tempi mancati e di tempi recuperati, di fantasmi e di sogni. 

Simona Baldelli, dopo il felice esordio di Evelina e le fate, torna con un romanzo delicato e perturbante, che ha per protagonista Mr. Giovedì, un uomo che aggiusta e ricostruisce orologi, che ha ancora tanta paura del buio e dell’ombra della madre, e che ha appena scoperto di accorciarsi, di perdere centimetri in altezza. Poi c’ è Regina, che è una ragazzina, anche se vorrebbe sembrare più grande.
Regina ha paura dell’insalata e non ha mai assaggiato pane, burro e zucchero. Ha le unghie laccate.
Per Mr. Giovedì il tempo è passato così lentamente che lui non è mai diventato grande davvero.
Per Regina invece il tempo non corre abbastanza veloce, lei lo vorrebbe velocissimo.
Un giorno Mr. Giovedì e Regina s’incontrano in uno spazio abitato da ombre e sogni, da desideri e fantasmi, fuori dal tempo che conosciamo, un tempo che non è fatto di ore, minuti e secondi. Un tempo differente. È il tempo bambino.
Alla seconda prova Simona Baldelli rafforza e dà corpo alla sua abilità nel costruire mondi paralleli che rispecchiano e moltiplicano il nostro presente. Che costringono dentro un racconto da fiaba, dalle sfumature più variegate, riflessioni e pensieri urgenti e complessi, utili alla comprensione del nostro tempo. Un romanzo maturo e di grande intensità emotiva che conferma una voce solida e unica nel nostro panorama letterario.


(http://narrativa.giunti.it)

Pensieri della mano, di Tullio Pericoli

La copertina del libro edito da Adelphi, 2014



Anche per chi abbia familiarità col suo universo visivo – disseminato di figure, paesaggi, oggetti, e disegni dentro disegni dentro disegni – lo sguardo di Tullio Pericoli non è facile da ricostruire. Almeno fino a quando non si coglie un dato essenziale e singolarissimo, e cioè che a guidare quello sguardo non è soltanto l'occhio, ma un organo più irrequieto e nervoso, che si lascia dirigere solo fino a un certo punto, e da lì in poi asseconda, prima di tutto, i propri imprevedibili talenti: la mano. In questa conversazione con Domenico Rosa, Pericoli ne parla per la prima volta apertamente, con il gusto e spesso la sorpresa di scoprire via via, insieme a chi ascolta e poi a chi legge, i meccanismi e gli incantesimi del proprio lavoro: sciogliendone vari enigmi, e avvicinandoci, nel modo più attraente, a quella singolare «sapienza» che è nella mano.

(http://www.adelphi.it)

venerdì 28 marzo 2014

Lui di Derek Van Arman

La copertina del libro edito da Rizzoli, 2014




Thriller mozzafiato:

 
Sfuggenti e inafferrabili, i serial killer sono l’obiettivo principale di Jack Scott, capo di uno speciale reparto investigativo sempre sulle tracce degli assassini più difficili: quelli che non lasciano indizi e di solito uccidono senza movente, per il puro piacere di farlo. Zak Dorani è uno di loro. Il più spietato di tutti. Efferato, geniale, abilissimo nell’attuare i suoi piani diabolici secondo una logica rigorosa, in passato ha trucidato donne e bambini, riuscendo sempre a beffare la legge. A lungo l’agente gli ha dato la caccia, ma solo una volta è riuscito ad arrestarlo. Una vicenda finita con una condanna ridicola: la sconfitta più bruciante della sua carriera. Molti anni dopo, indagando sull’assassinio di una giovane donna e delle sue figlie, Scott crede di ravvisare nella terribile messinscena rinvenuta sul luogo del crimine alcuni elementi che ricordano lo sconcertante modus operandi di Dorani. E mentre tra cacciatore e preda inizia una nuova sfida, si affacciano altri interrogativi: a chi appartengono le ossa umane trovate da un ragazzino in un vecchio bowling vicino alla casa del delitto e quali altri orrori lasciano presagire? Che fine ha fatto la giovane Debra Patterson uscita di casa una sera e mai ritornata? E intanto dal suo insospettabile rifugio il mostro prepara una nuova mossa… Lui è una vera e propria discesa verso il male. Angosciante e crepuscolare, dalla suspense implacabile, questo thriller oltrepassa tutti i limiti del genere e ci svela nel dettaglio i metodi investigativi applicati dalla polizia americana. Tale è la ricchezza di particolari che l’autore è stato più volte interrogato dall’FBI per capire quali fossero le sue fonti. Lui è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1992 dove è subito diventato un romanzo di culto.
 
 
 

giovedì 27 marzo 2014

Pier Paolo Pasolini, a cura di Pippo Del Bono

La copertina del libro edito da Clichy Edizioni 






«Divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine»

Pier Paolo Pasolini, uno dei rari esempi di persona coerente proprio nella sua incoerenza, un essere umano che cambia nelle idee, nei pensieri, nei giudizi, nelle opinioni, ma rimane coerente nel profondo dell’anima. Pasolini con i comunisti contro i comunisti, contro il Papa con il Papa, con i rivoluzionari del Sessantotto e contro di loro. Pasolini che denunciava il fascismo dietro la democrazia, il perbenismo dietro il comunismo, la rigidità morale dietro l’apparente libertà. Pasolini il colpevole che non si è mai pentito. Pasolini il poeta che danzava contro il triste cammino di un mondo verso la normalità come accettazione della menzogna.
 
 
(http://www.edizioniclichy.it)

L'oltre e l'altro, di Marco Aime, Arjun Appadurai, Allan Bay, Attilio Brilli, Gabriella Caramore, Adriano Favole, Paolo Rumiz

La copertina del libro edito da UTET, 2014




L’uomo è un essere errante, naturalmente predisposto a conoscere il mondo. E a raccontarlo. Per questo, l’incontro con l’altro, il confronto con il diverso, sono spesso snodi cruciali per una società. Per questo, in ogni epoca la letteratura – da Omero a Marco Polo a Ryszard Kapuscinski – misurandosi su questi temi ha raggiunto alcuni dei suoi punti più alti. Ma come si articola il delicato rapporto tra chi visita e chi è visitato? Quanto in profondità si spinge il legame tra un viaggiatore e la sua meta?
A che velocità e su quali canali si sposta la moltitudine di oggetti culturali al tempo della globalizzazione? Qual è il ruolo della parola, nel contatto con lo straniero? Il viaggio – metaforico e reale, interiore ed esteriore – è il terreno comune su cui si confrontano in queste pagine studiosi come gli antropologi Marco Aime e Adriano Favole, lo storico della letteratura Attilio Brilli, un brillante interprete degli effetti della globalizzazione come Arjun Appadurai, la raffi nata commentatrice dell’esperienza religiosa Gabriella Caramore, ma anche un’autorevole firma del giornalismo enogastronomico come Allan Bay e un narratore coraggioso e viaggiatore ostinato come Paolo Rumiz. Attraversando i confini delle singole discipline e inoltrandosi in quelle regioni affascinanti dove la sociologia e l’antropologia incrociano la gastronomia, la linguistica e la religione, gli autori di questi saggi ci accompagnano a ritroso nella storia, sulle tracce dei luoghi della vita di Gesù, o in parti remote del
mondo, tra le tribù dei nativi dell’Oceania, fino ai fasti medievali della mitica Timbuctu. In un mondo in continua e costante accelerazione, queste
sette “variazioni sul viaggio” ci rendono più consapevoli di come la frequentazione dell’oltre e l’esperienza dell’altro siano occasioni privilegiate di formazione interiore, episodi decisivi durante i quali si definisce la nostra stessa identità.


(www.utetlibri.it)

mercoledì 26 marzo 2014

Maladolescenza, di Maria Rita Parsi

La copertina del libro edito da Piemme, 2014





Novità in libreria: come riuscire a costruire un dialogo con gli adolescenti

Si aggirano per casa come entità estranee e imperscrutabili. Non parlano con i grandi, come se rispettassero un codice d’onore noto solo a loro. Stanno sul divano con in testa il cappuccio della felpa, o chiusi in camera a giocare alla PlayStation. Sono adolescenti. I genitori spaesati si preoccupano che malumore e mutismo nascondano problemi a scuola, o di cuore, o magari più gravi, come alcol e bullismo. O noia. O niente.
Liquidare tutto con “ai miei tempi non era così” non aiuta a capire né a risolvere. Perché i tempi sono cambiati, non solo per modo di dire, gli anni che separano una generazione dall’altra corrispondono a secoli ormai. Superata la tv, sono gli smartphone, i tablet, le wii, i social network le nuove appendici dei ragazzi. Sono nativi digitali, cresciuti in una società che non si riconosce più nei ruoli tradizionali. Nuove famiglie, precariato, istituzioni fragili sono ciò che conoscono. Stanno facendo da apripista a un nuovo mondo, e in più hanno tutti i sintomi dell’adolescenza che anche i loro genitori hanno conosciuto.
Attraverso le testimonianze di molti ragazzi – talora crude, sempre rivelatrici – raccolte dal giornalista Mario Campanella, Maria Rita Parsi, psicoterapeuta di grande esperienza e fama, spiega le ragioni sociali e fisiologiche dei comportamenti dei ragazzi, e aiuta i genitori a prendere atto delle responsabilità della famiglia e della scuola. Per guidarli sani e salvi fuori dal malessere e ritrovare insieme la serenità.

(www.ediz.piemme.it) 

Uno psicologo nei lager, di Viktor Frankl


La copertina del libro edito da Ares, 2013





Vi segnalo un libro che mi auguro serva a migliorare la vostra vita, vi aiuti a considerarne il significato: 
 
Vivere un libro è come dare un senso e un significato alla propria vita, capita di rado, ma quando accade è disarmante. Così per caso studiando un libro di filosofia sono stata attratta da questo titolo “Uno psicologo nei lager”, di Viktor E. Frankl, Ares 2012, mi son detta lo voglio, avrà senz’altro qualcosa da dirmi.
Ho cominciato a sfogliare le prime pagine e un’apparente freddezza e tagliente descrizione di un internato, Frankl, in un lager ad Auschwitz ha azzittito ad un tratto il mio animo, dovevo stare in silenzio ad ascoltare, anche le lacrime sembrava potessero interrompere l’ascolto e disturbare. Ascolto in un profondissimo silenzio.
Si impara a vivere leggendo questo libro, o meglio a sopravvivere, sapendo che la sofferenza è vita e che è necessaria, indispensabile, dà un senso alla vita, anche quando sembra flebile come una foglia in autunno.
È una lezione di vita! Leggendo il libro di Viktor Frankl, si avverte quanto oggi l’esistenza abbia poco senso, o forse nessuno, visto che si uccide per nulla. E forse anche per questo, per ricercare un motivo, per avere delle risposte ho scelto di leggere “Uno psicologo nei lager”. Sono sorprendenti le parole del filosofo Marcel quando afferma «Non sarà troppo difficile, purtroppo, prevedere quale sarà la reazione di numerosi consumatori, nello scoprire questo volume dal libraio: Ancora un libro sui campi di concentramento! Non si finirà mai con questo tipo di libri? Sono sazio e d’altronde non ho più nulla da imparare». Utilizza il termine “consumatori” di letteratura come coloro che consumano ostriche e gamberi e chiedono al loro cuoco di variare il menù.
Non so se potrà essere questa la reazione, mi auguro e sono fiduciosa che saranno moltissimi i lettori che si accosteranno alla lettura di questo libro desiderosi come me di imparare a vivere e a darne un senso all’esistenza, all’amore, anche quando le condizioni sembrano assurde. «Chi ha un perchè per vivere, sopporta quasi ogni come». (F. Nietzsche)
Difficile sì dare un senso quando l’esistenza è provvisoria, come quella del disoccupato, ad esempio, che non può immaginare un futuro, crearsi un progetto di vita, così l’esistenza resta in bilico, e si pensa che senso ha andare avanti e ancor peggio che senso ha la vita?
Tanto che l’odio del singolo è così perpetuato oggi che si protrae ed eslpode per qualsiasi reazione inaspettata e allora si impugna un coltello, un’arma e si ammazza. Perchè?
Ogni qualvota ascolto notizie di tal tipo mi chiedo il perchè, ma non so darne spiegazioni, o forse mi sembra misero trovarne una, non c’è ragione, non c’è vita.
Tuttavia leggendo l’esperienza di Frankl nel lager sembra invece che l’esistenza abbia un senso. La vita - scrive - conserva il suo senso anche quando si svolge in un campo di concentramento, quando non offre più nessuna prospettiva da realizzare dei valori, e anche la sofferenza acquista un significato. Fa parte della vita proprio come il destino e la morte. Solo con  miseria e morte, l’esistenza umana è completa! (pp. 116 e s.)  Sono parole che lasciano attoniti, ma si tratta di vita vissuta con dolore, dramma, tormento, paura di andare a finire in una camera a gas o schiacciato e immerso nella melma mentre si lavora duramente al gelo con poche parti del corpo coperte e con scarponi gelidi e ricoperti di terra e fango che durante la notte, quelle poche ore di sonno concesse agli internati usavano addirittura come cuscini.
È terribile ma è reale. È la vita  descritta con spaventosa e disarmante analisi esistenziale da celebre psicologo, logoterapeuta ed è infatti l’esperienza vissuta personalmente dall’autore e protagonista del libro che lo condurrà a scoprire la logoterapia, il trattamento psicoterapeutico che l’ha reso poi famoso in tutto il mondo. È un’esperienza che ha accomunato migliaia e migliaia di vite umane negli anni del nazismo e che pochi sono riusciti a raccontare come Primo Levi in Se questo è un uomo. Così come Frankl che ha da dirci tanto, forse troppo e leggendo il libro lo si comprende facilmente. Sono una miriade di emozioni provate, sensazioni che traboccano senza lasciarti fiato. Sono loro a parlare per te e a dirti che l’esistenza ha un senso, e che la vita comunque vada, vale la pena di essere vissuta.  
Frankl ha inoltre scoperto e sperimentato il senso del segreto più sublime che la poesia, il pensiero umano ed anche la fede possono offrire: la salvezza delle creature attraverso l’amore e nell’amore. «Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema - sia pure solo per qualche attimo - nella  contemplazione interiore dell’essere amato». (p. 74).


(di Alessandra Peluso, in  http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/uno-psicologo-nei-lager-di-viktor-e-frankl.html?refresh_ce)

martedì 25 marzo 2014

Il filosofo, il sacerdote e il pittore, di Steven Nadler

La copertina del libro edito da Einaudi





 Novità in libreria per Einaudi:

Non è affatto strano se due sacerdoti cattolici che vivono in un paese a dominanza protestante fanno amicizia, specie se a legarli sono anche interessi artisticointellettuali e se uno di loro - che si picca di essere un musicista di vaglia - suona ben volentieri le sue composizioni per intrattenere l'amico nelle lunghe e freddissime serate invernali. Ed è altrettanto comprensibile che i due accolgano a braccia aperte nel loro minuscolo cenacolo culturale un correligionario straniero, uno schivo studioso francese che, a quanto pare, desidera soltanto essere lasciato in pace, a scrivere. Quando poi, dopo dieci anni di frequentazione, lo straniero parte per un paese lontano, farlo ritrarre per ricordarne l'aspetto è il gesto piú spontaneo e affettuoso che ci si possa attendere da un rattristato amico. Semplice. Chiaro e distinto, anzi. Perché, se l'innocua vicenda si svolge in Olanda alla metà del Seicento, lo straniero può facilmente chiamarsi René Descartes e il pittore a disposizione rischia di essere Frans Hals... Con la consueta amabilità, Steven Nadler ci guida questa volta in un insolito viaggio filosofico-culturale attraverso un periodo cruciale per la storia del pensiero, quanto straordinario per la fioritura artistica. Quadri celebri e celebri trattati - le Meditazioni metafisiche, le Passioni dell'anima, i Principî della filosofia - vedono la luce e si mescolano sullo sfondo del Secolo d'oro olandese, tra polemiche teologiche, gare musicali e la vicenda di un piccolo, controverso, ritratto attribuibile a Hals. Dopotutto, c'è una sorta di logica barocca nel fatto che, nel nostro immaginario, la piú celebre immagine di Descartes non sia la tavola originale del maestro, bensí la splendida copia di ignota mano che oggi ammiriamo al Louvre: un destino iconografico che avrebbe forse strappato un sorriso al filosofo del dubbio. 



(www.einaudi.it)

Ai margini del vuoto, a cura di Peter Erismann e Anna Ruchat

La copertina del libro edito da Effigie





Un omaggio necessario. Insieme a Frisch, Dürrenmatt e Walser, Ludwig Hohl è tra i più grandi scrittori svizzeri del Novecento. Nasce a Netstal (Canton Glarona) nel 1904, figlio di un pastore protestante e nipote di un industriale della carta; lascia molto presto la famiglia per trasferirsi senza un soldo in Francia – dove vive per diversi anni – e più tardi in Olanda, per tornare a Ginevra e trascorrervi in miseria gran parte dell’esistenza. Hohl è al tempo stesso un marginale, un Kaspar Hauser e un primitivo del lavoro culturale, ma anche un imprescindibile punto di riferimento per la letteratura e la cultura svizzera. Autodidatta, stimatissimo da Frisch e Dürrenmatt, apprezzato da artisti in tutti i campi, tanto da meritare un film – ha trascorso gran parte della sua vita a riordinare le migliaia di appunti scritti nei momenti di massima foga produttiva. In Olanda prima (1933-36) e a Ginevra poi, ha vissuto in una cantina, appendendo il proprio lavoro ai fili per stendere la biancheria.
Hohl ha eletto il frammento a sistema, l’asperità a regola di uno scrivere che è terremotato nella sintassi, che si sottrae ad ogni ordine.
Ne rendono testimonianza l’antologia di testi che pubblichiamo e il percorso iconografico, con le fotografie e i disegni degli artisti che lo hanno incontrato. Infine le testimonianze degli scrittori che lo hanno conosciuto o letto e l’estratto della bella intervista – a tutt’oggi inedita anche in lingua tedesca – realizzata da Alexander J. Seiler, in preparazione al film che gli ha dedicato. Una messinscena tragica di un’esistenza, a tratti addirittura prigioniera di quel pensiero conteso tra l’etica protestante della mente e il surrealismo dell’anima.
Ai margini di un centro statico e inanimato, l’opera di Hohl è una glossa alla morte, un tradurre costante «da un qualcosa che si spegne in qualcosa che va avanti». È la rilevazione puntuale dei movimenti che avvengono alla periferia e che determinano le rivoluzioni del centro.
Sono i margini che irrompono: «Largo giace il nostro mezzogiorno intorno a noi, la città a mezzogiorno si espande pesantemente; sul margine più lontano del cielo, dettaglio quasi impronunciabile, se ne sta una nuvoletta che si può dire irreale; solo i “sognatori” riescono a scorgerla, ma è di lì che irrompe ciò che viene dopo quest’ora larga, è di lì che irrompe il temporale che sta per abbattersi sulla città. Arriva, si avvicina, annichilisce il centro».



(http://effigiedizioni.wordpress.com)

lunedì 24 marzo 2014

La sirena di Camilla Läckberg, traduzione di Laura Cangemi


La copertina del libro edito da Marsilio 



 
 
Dopo il grande successo de Il bambino segreto, il sesto caso nella serie di Erica Falck e Patrick Hedström:
Un mazzo di gigli bianchi e una busta con un biglietto. L'ennesimo. Impegnato nel lancio del suo romanzo d'esordio, Christian Thydell riconosce sul cartoncino bianco che gli viene recapitato prima di una presentazione la stessa calligrafia elaborata che da oltre un anno lo perseguita, e finisce per crollare. A Erica Falck, sua preziosa consulente nella stesura del libro, confessa di ricevere da tempo oscure lettere anonime. Uno sconosciuto lo minaccia di morte, e il pericolo si fa sempre più vicino. Quando dal ghiaccio lungo la costa viene ripescato il corpo di un vecchio amico di Christian misteriosamente scomparso tre mesi prima, l'ispettore Patrik Hedström si convince che tra i due episodi ci sia una relazione e comincia a indagare. Intanto Erica, in faticosa attesa di due gemelli, decide di seguire una pista tutta sua. Chi meglio di lei conosce la psicologia di uno scrittore? Sa bene che, quando si scrive, si finisce sempre per infilare nella trama anche qualcosa della propria vita. Il presente di Fjällbacka torna a intrecciarsi a drammi che hanno la loro origine in tempi lontani, una fumosa e tormentata concatenazione di cause ed effetti che si trascina negli anni, a conferma che i segreti non si lasciano mai seppellire per sempre e che il passato, inesorabilmente, finisce coll'agguantarti.

 
Dicono del libro:

«Camilla Läckberg è la giallista svedese di maggior successo dopo l’ormai leggendario Stieg Larsson» Elvira Serra, Corriere della sera

«Camilla Läckberg scrive storie gialle molto più vicine alla realtà di quanto si creda» Piero Soria, Tuttolibri, La Stampa

«La Läckberg è diventata la giallista più famosa di Svezia. Con romanzi, tutti best seller, ambientati in un ex villaggio di pescatori di aringhe, oggi la meta più radical-chic del Paese» Valentina Colosimo, Vanity Fair
 
 
 

La luna che mi seguiva, di Aminata Fofana

La copertina del libro edito da TEA, 2014








Dal 3 aprile in libreria:

Spesso ci facciamo distrarre da tante cose frivole che ci danno magari una soddisfazione momentanea. Così, ciechi ai vari modi in cui la vita tenta di comunicare con noi, diventiamo anche sordi alla voce interiore che contiene il seme del destino. Ma quella voce rimane attenta a eventi che non riesce a spiegare con la ragione. Ed è lì, su quel confine, che certi messaggi, sia come guida sia come avvertimento, cercano di rivelarsi. A volte ci riescono, attraverso i simboli dei sogni, che vengono da una regione senza tempo. Anzi, dove spazio e tempo si confondono.
 
 

domenica 23 marzo 2014

Piccola bussola etica per il mondo che viene, di Fernando Savater

La copertina del libro edito da Laterza, 2014





Internet e i social network, il reale e il virtuale, i diritti e gli abusi di potere, le contraddizioni del capitalismo e l’attivismo politico, la forza e la debolezza della democrazia. E ancora, le questioni senza tempo come la bellezza, la morte, la solidarietà, la giustizia.Fernando Savater parla ai ragazzi di temi concreti, d’attualità e di urgenza pratica. E di come ragionare, di cosa fare, di come affrontare le scelte che il presente comporta.
«Per quanto cambi il contesto esterno, per quanto profondamente possano variare i costumi, per quanto la tecnologia possa alterare la nostra percezione dello spazio e portare nelle nostre case fiumi inesauribili di informazioni, per quanto la società si trasformi (in meglio o in peggio non importa) fino a diventare irriconoscibile, il fatto di essere umani ci obbliga a domandarci come dovremmo rapportarci al prossimo. Perché siamo umani grazie al fatto che altri umani ci donano umanità. E che noi gliela restituiamo.»
A vent’anni dal suo più grande successo editoriale, Etica per un figlio, in un dialogo appassionante, uno dei più brillanti filosofi contemporanei torna a parlare con i giovani delle sfide etiche che la società, la politica di oggi e i cambiamenti tecnologici pongono loro: «Dobbiamo essere preparati, per poter essere protagonisti delle nostre vite e non semplici comparse».


(www.laterza.it)

sabato 22 marzo 2014

Un giorno di gioia, di Aurelio Picca

La copertina del libro edito da Bompiani, 2014





Dopo la scomparsa del padre, il giovane Jean vive con la madre Tilda nel “castello”, la residenza di famiglia che Tilda ha ereditato dai genitori. La famiglia materna è un concentrato di anomalie, tramandate ai molti figli. I privilegiati sono Tilda e Attila, il più piccolo, ma gli altri fratelli, capitanati dall’avido primogenito Marcello, per non impugnare un testamento che li taglia fuori dalla proprietà della sontuosa dimora di famiglia, ottengono da Tilda la promessa di un rimborso, che le costa caro e che cambia radicalmente la sua vita. Tilda infatti entra in un altro mondo, quello della malavita. Una follia, la sua, che si manifesta anche nel modo in cui ha educato il figlio, vestendolo e truccandolo come una femmina, come una maschera. Il piccolo Jean assiste alle imprese della madre comprendendo solo in parte ciò che avviene. La sua visione del mondo è parziale e infantile, deformata dai miti familiari di lusso, ricchezza, perfezione. Lui ama i profumi, i fiori, i colori. Ma quando i crimini di Tilda cominciano a venire a galla, la situazione precipita sul giovane, imponendo una sequenza allucinata in cui la realtà s’impone con tutta la sua forza. Un noir, un romanzo famigliare, un dramma grottesco che accumula colpi forti e stralunata ironia. Aurelio Picca ribalta la grammatica di molti generi letterari, mentre prosegue la sua impietosa e originale esplorazione dei territori indiavolati dell’esistenza umana.
 
 
 

Il fantasma di Lemich, di Anna Maria Benone, Runa Editrice

La copertina del libro edito da Runa, 2013
 
 
 
 
Alle volte l’amore è travolgente, alle volte ti consuma, altre è eterno e lascia un segno tangibile, indelebile. È la storia di Lilia nel commovente romanzo di Anna Maria Benone “Il fantasma di Lemich”.
Non è mai sufficiente parlare d’amore, non si dice mai abbastanza perché ogni esperienza vissuta è un racconto – che pur condiviso da più persone – è originale, unico proprio dal momento che le sensazioni, le emozioni vissute sono differenti. È la verità per il poeta, appartiene a tutti, pur essendo sua.
È una narrazione che trova spazio immediatamente nel cuore di ogni lettore, è un bellissimo ed autentico racconto scritto da Anna Maria Benone con genuina purezza.
Ognuno di noi vive il suo fantasma d’amore, il ricordo di un amore vissuto intensamente che rende fragile, vittima e carnefice: «… un’altalena impazzita dove i ruoli di noi si scambiavano vicendevolmente in una danza che si spacciava per amore, ma che era solo sofferenza, egoismo e possesso». (p. 73). Un amore che si traduce in sesso, possesso, penetrazione di corpi e che non lascia scampo.
Il fantasma di Lemich” divora rapace come l’amore raccontato dalla bravissima scrittrice e poeta Anna Maria Benone che regge le fila di un rapporto tra madre e figlia, tra uomo e donna, amante e amato.
In un altalenarsi di emozioni che senza dubbio scardinano l’animo del lettore, inchiodandolo alla lettura attenta e soprattutto instillandogli la voglia di conoscere chi si cela dietro la bellissima Lelia, Michele, Sirio e Lemich.
È affascinante l’osservazione profonda, dettagliata di una storia d’amore che si legge come un diario, un’autobiografia e inquieta, sa di amaro e di dolce, sa di comprensione, di pazienza, di forza e coraggio, di una donna che sa di aver vissuto l’amore.
«Questo è l’amore, ti stringe dentro e porta via come un breve, intenso soffio di vento. Non è impaurito dalla sua stessa ombra. Questo è l’amore! Non ha parole, non ha menzogne solo petali di luce di una rosa senza spine». (p. 125). O forse è altro.
“L’amore è tutto, è tutto ciò che so dell’amore”, scrive Emily Dickinson. “L’amore è eterno. Anche se cambia e si trasforma. Tutto ciò che sappiamo è come una cicatrice sul corpo che non va più via, nonostante si cerchi di camuffarla o cancellarla”, scrive Michela Marzano.  
Anna Maria Benone prova a raccontarlo a modo suo, un modo sicuramente coinvolgente, appassionante, riesce abilmente a districarsi nella fitta rete dell’amore dando un senso all’amore, “ricchezza della vita”.  
Inoltre leggere “Il fantasma di Lemich” catapulta nella dionisiaca e diabolica terra della Puglia: affascinante e misteriosa nella sofferta ricerca dei perché.
Così Lilia – o Anna – da Milano ritorna ad affondare le sue radici nel sud, nel suo paese natìo, per riprendersi il significato di una vita interrotta, i ricordi, il passato che è ancora presente e non può nonostante si faccia il possibile per mascherarlo, essere cancellato da niente e da nessuno.   
 
 
(di Alessandra Peluso, in http://evidenzialibri.blogspot.it)




venerdì 21 marzo 2014

La poesia: Ritorno sorgente di Alessandra Peluso (LietoColle ediz...

Una torrida giornata d'agosto, di Charles Bukowski


La copertina del libro edito da Guanda






Per la giornata mondiale dedicata alla POESIA, oggi 21 marzo 2014:

Vitale e disperata, ironica, amara, disincantata, spietata nella sua assoluta sincerità, ma anche capace di momenti di dolcezza infinita, la poesia di Charles Bukowski contiene un mondo intero, il suo, ma anche quello di un'America di emarginati, che rifiutano il sogno americano ma che non fanno meno parte di questo immenso, contradditorio Paese. I bar di quart'ordine, gli ippodromi, le strade desolate... ritroviamo in questa raccolta quella fauna squilibrata e sofferente, e per questo così vera e umana, che abbiamo imparato a conoscere e amare. Ma qui in maniera particolare, il poeta lavora per sottrazione, riuscendo a racchiudere anche in un solo verso quello che altri non saprebbero spiegare in pagine e pagine di parole. Una voce fuori dal coro, quella di Bukowski, icona e punto di riferimento imprescindibile per le generazioni di poeti che sono venute dopo di lui. 



(www.ibs.it)

giovedì 20 marzo 2014

Cazzimma, di Stefano Crupi

La copertina del libro edito da Mondadori





Novità assoluta in libreria ad aprile:

In una Napoli assolutamente autentica, brulicante e famelica, con il suo caos perenne e una folla eterogenea ad animare i suoi vicoli stretti, il giovane Sisto, insieme all'amico Tommaso, detto "profumo", commette l'errore di dar vita a un piccolo traffico di droga destinato a una ristretta cerchia di facoltosi clienti. I due ragazzi credono di potersi arricchire indisturbati, trascorrendo la loro vita tra pomeriggi nella sala giochi e serate anfetaminiche, ma non hanno fatto i conti con Cavallaro, il potente boss che tutto vede e tutto comanda. Sarà solo grazie allo zio di Sisto, Antonio, suo padre putativo ed eminente personalità criminale all'interno del quartiere, che il ragazzo avrà salva la vita, a patto però di macchiarsi di un peccato bruciante, capace di segnarlo profondamente. Come riuscirà a liberarsi dal giogo che lo tiene legato a doppio filo alle sue colpe? Esiste un modo per rimediare e rinascere? L'incontro casuale con una ragazza getterà una luce diversa sulla vita di Sisto e lo spingerà verso una nuova direzione, più consapevole, più adulta, capace di farlo crescere e maturare. Cazzìmma racconta il punto di vista di una gioventù senza scopi, abulica, che si consegna agli eventi soffocando ogni sussulto di ribellione, nella convinzione che le cose capitino, e che non ci sia nulla da fare, quasi a esprimere implicitamente quel fatalismo tutto partenopeo con cui certi comportamenti sono accettati e considerati immutabili. 


(www.libreriauniversitaria.it)

mercoledì 19 marzo 2014

L'esiliato dei Pazzi, di Antonio Errico

La copertina del libro edito da Manni Editori






Una storia che vale la pena leggere nonostante non sia una pubblicazione del corrente anno:
 
Capita nel leggere di imbattersi in testi di un certo rilievo e spessore culturale per i quali nasce inconsapevolmente il senso dell'angoscia, quel senso heideggeriano del limite che soffoca, inquieta. Passa inequivocabilmente - quando presa coscienza della propria finitezza - si accetta coraggiosamente di parlarne così come mi accade leggendo “L'esiliato dei Pazzi” (Manni) di Antonio Errico.
È un romanzo intriso di storia, amore, conflitti esistenziali, sentimenti, stati d'animo in un mosaico stilistico di alta perfezione prosaica e poetica. C'è molta poesia nel romanzo di Antonio Errico diffusa ovunque con fare amabile perché si confà alla scrittura dello stesso autore. Sublime poesia intessuta in un dramma di un esiliato, condannato per aver ordito la congiura contro Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, nel 1478. Oltre al carattere interessante della storia emerge qualcosa di più nascosto nei meandri della condizione umana, impossibile a vedersi senza un faro che ci guida come in questo caso si dimostra Antonio Errico che riguarda lo scambio epistolare anzi le epistole dell'esiliato - volutamente anonimo - indirizzate al “Nobilissimo Signore” Lorenzo il Magnifico. Prevale il senso dello smarrimento, del perdono, della paura, della solitudine nella quale può trovarsi qualunque lettore che si accosta in condizioni di esilio, o propriamente solitudine, isolamento, inquietudine. Non è necessario infatti andare fisicamente o forzatamente in esilio per sentirsi esiliati, lo si è alle volte nel quotidiano, nei momenti di una vita nella quale si percorrono le tappe: «A volte ho l'impressione che tutta la mia vita sia soltanto una pantomima, oppure un sogno che mi passa dentro gli occhi, o un racconto che mi faccio di una storia di cui sono il narratore ma alla quale non appartengo e che non mi appartiene». (p. 31). Ecco appunto accade di vivere la narrazione del sé dal punto di vista dell'altro, dalla sua volontà, da come piace ma non come in realtà si è, un po' come avviene al personaggio di “Uno, nessuno, centomila” che guardandosi allo specchio si perde e non sa più ritrovare la sua identità, il suo essere. Chi sono? È una domanda che l'autore pone a se stesso, l'esiliato, chiunque prima o poi si pone. «Credevo che alla solitudine ci si possa abituare, che potesse essere compagna anche discreta, che aiutasse il pensiero a meditare. Non è così. È un ossessione. Ingigantisce ogni cosa, deforma il sentimento». (p. 33).
Quanta saggezza in quest'uomo e quanta verità che accomuna l'essere umano. Ci sono dei meravigliosi monologhi nei quali si assiste ad una grandezza e al contempo miseria dell'uomo sorprendenti, parole che tagliano il petto lacerando ogni certezza. Ne “L'esiliato dei Pazzi” c'è la ricerca del sé, del padre, la memoria della madre, l'esperienza della solitudine, la scoperta di Dio. È un viaggio affascinante questo romanzo e paradossalmente spaventoso, drammatico che dalla Firenze dei Medici giunge sino al profondo Sud, nella misteriosa e mistica Otranto. È da leggere, contemplare la narrazione o auto-narrazione di Antonio Errico, la bellezza delle parole e la loro abissale profondità. C'è pathos, c'è poesia sublime: «L'infinito è l'orizzonte senza ombra di limite dell'Adriatico. È un dilagare di luce che si dispiega da quella posizione (…) è la subitanea scomparsa dalla mente di ogni idea di lontano e di vicino. L'infinito è la marea che attrae a sé il vuoto dell'aria. È una perdita di senso al cospetto dell'abisso». (p. 27). Non si può restare indifferenti al valore inestimabile dell'essere umano che pensa, si interroga, si racconta come storia, come la vita di un uomo narrata in “L'esiliato dei Pazzi” dalla penna arguta e sensibile di Antonio Errico.


(di Alessandra Peluso, in www.affaritaliani.it, culture, 18 marzo 2014)

Christiane F. La mia seconda vita, di Christiane Vera Felscherinow

La copertina del libro edito da Rizzoli, 2014 






Libro che ha segnato un’epoca, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Era il 1978 quando due giornalisti seguirono Christiane e i suoi amici negli angoli più bui della metropolitana di Berlino. Fu un viaggio all’inferno, raccontato in un libro che divenne il simbolo di una generazione falciata e trasformò la protagonista nell’incarnazione dell’inquietudine giovanile. Trentacinque anni dopo, Christiane ci impressiona e ci commuove come allora raccontandoci un’intera vita di solitudine e disperazione: la disintossicazione, gli anni felici e folli insieme agli idoli del rock e della letteratura, le ricadute, la lotta per la sopravvivenza in un carcere femminile, le amicizie pericolose, le malattie; gli aborti, e un figlio adolescente di cui le è stata sottratta la custodia: “Portar via il figlio a una madre è come strapparle il cuore e privarla dell’anima senza ucciderla. Dopo non sei che un guscio vuoto e le sole sensazioni che riesci ancora a provare sono l’astinenza e la tristezza. Tutti i mezzi sono buoni per abbrutirti. Non me lo perdonerò mai”. E forse nemmeno lui. “Non ho più niente. Non ho più amici, e nessuno può immaginare cosa mi tocca passare ancora oggi, solo perché sono quella che sono. Sono questi i momenti in cui guardo fuori dalla finestra e mi chiedo: ‘Farà poi così m ale b uttarsi d i s otto?’”. C hristiane non ha paura di scoprirsi, ed è ancora una volta la sua spietata onestà a fare di questo memoir un racconto straordinariamente coraggioso e commovente: “Io sono e resterò sempre una star del buco. Un animale da fiera. Una bestia rara. Una ragazza dello zoo di Berlino”.



(http://rizzoli.rcslibri.corriere.it)

martedì 18 marzo 2014

Ricostruire la speranza, di Gino Rigoldi

La copertina del libro edito da Laterza, 2014




«Se io fossi un ragazzo, non avrei tanta voglia di parlare con adulti piagnucolosi e impauriti, oppure rabbiosi e incattiviti con il mondo. Per questo invito tutti a ricominciare a dimostrare amore per le nuove generazioni, fiducia nelle loro capacità e possibilità. Dare valore all’altro e costruire relazioni non è un gesto isolato, è un processo continuo che si deve percorrere con determinazione e volontà. È grazie alla speranza che molte persone hanno potuto cambiare vita, anche attraverso percorsi tortuosi. Il mio lavoro è costruire speranza, che nella pratica quotidiana traduco con ‘cercare il cuore per costruire progetti’».
Cambiare è possibile: è quello che insegna l’esperienza di un prete in prima linea nell’impegno verso i giovani, nelle carceri minorili e in un’importante comunità di accoglienza.


(www.laterza.it)

lunedì 17 marzo 2014

Operazione Grifone, di Carlo Nordio


La copertina del libro edito da Mondadori





Di nuova pubblicazione un interessante romanzo storico:

E l'autunno del 1944 e dopo il D-Day e lo sbarco in Normandia la guerra sembra essere in mano agli alleati. Ma Hitler non vuole arrendersi e l'avanzata delle truppe in Francia ha subito una battuta di arresto, con le vittorie naziste a Arnhem e nella foresta di Hurtgen. Le posizioni dei due schieramenti sembrano essersi stabilizzate. La Germania è pronta a lanciare l'ultima offensiva, che porterà alla grande battaglia delle Ardenne. Ma l'asso nella manica del Terzo Reich è un altro, un piano segreto concepito dallo stesso Hitler per affondare gli artigli direttamente nel cuore del nemico: Greif, l'Operazione Grifone. A capo del piano sarà il colonnello SS Otto Skorzeny, colui che ha liberato Mussolini sul Gran Sasso e che viene considerato da entrambe le parti "l'uomo più pericoloso d'Europa". Un manipolo di militari tedeschi, indossando uniformi americane, dovrà dunque portare scompiglio dietro le linee alleate, tagliando le comunicazioni, occupando depositi e incroci strategici. Al comando degli infiltrati viene ordinato 10 Sturmbannfuhrer Helmut Kroller, campione di boxe, cresciuto a New York, una mente veloce, un temperamento violento e una perfetta conoscenza della lingua inglese. E soprattutto Kroller sarà incaricato di portare a compimento un'azione segreta e decisiva, da cui dipenderà l'esito della guerra stessa: l'assassinio del generale Eisenhower.

(www.inmondadori.it)

ILLMITZ, di Susanna Tamaro, Bompiani 2014 | alessandrapeluso

ILLMITZ, di Susanna Tamaro, Bompiani 2014 | alessandrapeluso

domenica 16 marzo 2014

L'ablazione, di Tahar Ben Jelloun. Intervento di Francesca Pessotto

La copertina del libro edito da Bompiani
 
 
 
 
 
Si potrebbe riassumere in poche righe il nuovo romanzo di Tahar Ben Jelloun, L'ablazione, pubblicato in Francia ad inizio 2014 e in uscita in Italia da Bompiani in occasione del Festival Dedica, parlando di ciò che racconta e che di per sé è poca cosa: un sessantenne medio borghese, abituato a vivere senza complicazioni la vita al meglio, con un pizzico di cinismo forse, ma godendo della sua professione e delle molte donne che ha e che improvvisamente, a causa di un tumore, deve sottoporsi all'asportazione chirurgica radicale della prostata, che condizionerà tutta la sua vita, minandone abitudini e comportamenti.
In realtà questo libro è molto più di questo, innanzitutto perché il suo è lo stile dell'alta letteratura, quello della sapienza nel dosare meccaniche narrative, sospensioni e riprese, quello che applica eleganza e grazia ad una trama interna che scava la vita e la distende sul piano del racconto.

Quella di Ben Jelloun è una storia che parla di assenza e di presenza, di radicamento e sradicamento, di morte e di vita. E di come siano l'una figlia dell'altra, compenetranti, indissolubili; di come il lento staccarsi dalle cose, dallo status quo esistenziale, dalle aspettative e dall'immagine di sé non corrisponda all'abbandono della vita, ma, anzi, alla prosecuzione di essa, in forma forse più inerziale e meno propulsiva ma pur sempre vita che non ci abbandona mai, in qualsiasi modo si manifesti a noi.
Prova ne è una chiusura-non chiusura che semplicemente interrompe il racconto, arrestando il suo corso con un punto fermo, ma lanciandolo in eterno su un immaginario piano inclinato che il lettore non riesce a vedere. 
 
La narrazione dei fatti è scandita da riflessioni, domande e accenni introspettivi, un dialogo allo specchio, un confronto spietato e pietosissimo tra l'immagine immutabile di sé e il materializzarsi di un corpo che non sembra appartenervi, minato dal tempo e dalla malattia.

Un romanzo che salda più culture, che all'eleganza francese delle colonie sembra unire echi di un'algida magnificenza russa anche nel tema, che ricorda Padiglione Cancro di Aleksandr Isaevič Solženicyn: quella solitudine, l'isolamento di una messa al muro, una condanna che provoca un innalzamento dello spirito che si rafforza per staccarsi dal corpo ed accettare un fatalismo inevitabile.
Nessuna concessione alla religiosità in queste pagine intrise del razionalismo occidentale di un uomo di scienza che si fa filosofo contemporaneo, rappresentante di una generazione al tramonto che difficilmente accetta che il corpo sia una porta per un “oltre” e non l'unica e finale destinazione.
Dura prova l'accettazione di un neoplatonismo che scalza l'illuminismo materico al fine unico della sopravvivenza.
Un libro stranamente pacato, che avanza sottecchi; una scrittura secca ma elegante, sincera e circoscritta, posata ma fredda come un bisturi che si insinua a tradimento nell'attesa della resa. E mentre si legge di accettazione estorta, resa incondizionata e violenta,
ciò che accende L'ablazione è una voglia di riscatto, lotta e speranza.
(Recensione di Francesca Pessotto, in www.wuz.it)

sabato 15 marzo 2014

Buskashì, di Gino Strada

La copertina del libro edito da Feltrinelli, 2013
 
 
 
 
 
Vi propongo:
 
La buskashì è il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco violento e senza regole: l'unica cosa che conta è il possesso della carcassa, o almeno di quello che ne resta, al termine della gara. È come il tragico gioco a cui partecipano i numerosi protagonisti del conflitto afgano, una partita ancora in corso, solo che al posto della capra c'è il popolo dell'Afganistan. Buskashì è la storia di un viaggio dentro la guerra, che ha inizio il 9 settembre 2001, con l'assassinio del leader Ahmad Shah Massud, due giorni prima dell'attentato di New York. Un viaggio 'clandestino' per raggiungere l'Afganistan mentre il Paese viene abbandonato da tutti gli stranieri e si chiudono i confini. L'arrivo nella valle del Panchir, l'attraversamento del fornte sotto i bombardamenti per raggiungere Kabul alla vigilia della disfatta dei talebani, la conquista della capitale da parte dei mujaheddin dell'Alleanza del Nord, la Kabul 'liberata': l'esperienza della guerra vista dagli unici testimoni occidentali della presa di Kabul.
 
 

venerdì 14 marzo 2014

L'amore normale di Alessandra Sarchi

La copertina del libro edito da Einaudi, 2014 
 
 
 
 
 
 
In arrivo a metà marzo:
 
Laura e Davide, sposati da tempo, si innamorano in modo imprevisto di un altro e di un'altra. Laura bacia il suo ex, Fabrizio, che l'anno prima le è stato vicino durante un'esperienza dolorosa. Davide incontra Mia in biblioteca e l'attrazione è immediata. La scoperta del tradimento non scatena una rottura, ma l'idea incosciente di poter tenere insieme tutto, anzi tutti, partendo addirittura in vacanza con figlie e amanti. Per sfidarsi in un pericoloso gioco delle parti le cui regole sono sovvertite a ogni gesto, a ogni parola nuova. Laura, Davide, Fabrizio e Mia sono decisi a esplorare sino in fondo «le rivelazioni e i mascheramenti, le tenerezze e le crudeltà» di ogni relazione. Quelle «affinità elettive» che sanciscono l'irresistibile spinta di due individui a incontrarsi. Raccontando in modo prodigiosamente originale il conflitto che da sempre mette sotto scacco ciascuno di noi, Alessandra Sarchi scrive il romanzo dell'amore nell'epoca contemporanea.


«La vita di coppia, di una coppia che vive insieme da tanti anni, è un somministrarsi vaccino a vicenda, finché l'amore non è piú quella cosa tormentosa e incerta, ma una routine confortevole attorno alla quale costruire il resto? Eppure, a turno sembra che ci piaccia essere un po' malati, sentire l'incertezza, provare a cercare una conferma diversa. Vedere se il vaccino è ancora attivo».
 
 

Il coaching per la tua startup, di Lorenzo Paoli

La copertina del libro edito da Vallardi, 2014






"Oggi il lavoro dipendente è sempre meno sicuro e per molti l’alternativa è mettersi in proprio. Con le nuove norme, anche in Italia è diventato più facile ed economico avviare un’attività. Ma come fare e soprattutto come non sbagliare?
Lorenzo Paoli propone il metodo StartUp Light® per ridurre i propri rischi al minimo e sfruttare al massimo le opportunità di cambiare vita anche per chi ha poche risorse economiche.
Con le testimonianze di tanti creatori di startup di successo, da Sonia Peronaci (Giallo Zafferano) a Federico Grom e Guido Martinetti (Grom), da Francesco Baschieri (Spreaker) a Marco de Rossi (Oilproject), a Clio Zammatteo (ClioMakeUp).
 
 
 

giovedì 13 marzo 2014

Era un'altra stagione, amore, di Giovanni Pacchiano

La copertina del libro edito da Piemme




A volte il grande amore cammina sotto il nostro sguardo disattento per anni, prima che lo riconosciamo. Altre, invece, basta un solo istante: una parola, uno sguardo, e la vita cambia il suo corso per sempre.
Così accade a Lo, che dei suoi diciott’anni porta addosso tutta la vitalità e la sfrontatezza, nel gelido gennaio milanese del 1973, un momento caldo della contestazione studentesca. Nell’attimo in cui il suo sguardo si posa su Berto, giovane professore nel suo stesso liceo, che lo ricambia, tra loro nasce qualcosa di unico.
Lo piace a troppi: è una “cattiva ragazza” e frequenta con spensieratezza per denaro, assieme a Vicki, l’amica del cuore, una lussuosa casa d’appuntamenti nel centro di Milano. Ma l’incontro con Berto le fa scoprire l’amore. Il sentimento che li travolge è forte, intenso e però come trattenuto dalle troppe differenze e da oscuri segreti che si insinuano tra loro ogni giorno, allontanandoli sempre più.
Perché capita di incontrare la persona giusta nel momento più sbagliato.
Costretti a separarsi o, piuttosto, incapaci di combattere nel nome di quell’amore così vero, ma così fragile, le loro strade si dividono.
Altre storie, matrimoni, città, altre stagioni li vedranno protagonisti, ma entrambi porteranno nel cuore una nota di rimpianto per quell’amore abbandonato agli albori, mai vissuto davvero. E solo dopo vent’anni troveranno il coraggio di provare a essere felici.



(www.piemme.it)