"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

venerdì 28 febbraio 2014

Voi non la conoscete, di Cristina Comencini

La copertina del libro edito da Feltrinelli, 2014






Novità assoluta, dal 26 marzo in libreria, da non perdere:

Nadia è in carcere e sta scontando la pena per una rapina, un delitto che ha commesso forse per disperazione, per solitudine, o forse per riappropriarsi di una parte di sé. Più forte del carcere in senso stretto è l'oscura gabbia interiore in cui ha vissuto come madre, come moglie, come figlia. L'ansia di tanti ruoli l'ha sdoppiata e ora cerca nuove faticose connessioni attraverso il rapporto con lo psicologo a cui è stata affidata. Un rapporto duro, ostile, che ha bisogno di tempo e di pazienza per trovare una strada. E non meno oscura e dolorosa è la memoria che la riannoda alla famiglia, anzi alle famiglie. Ma è proprio attraverso il racconto di sé, che significativamente Nadia dapprima conduce in terza persona, come se si vedesse da lontano, che si apre un varco. Il varco che diventa possibile solo se c'è qualcuno che ascolta veramente.
 
Cristina Comencini (Roma, 1956), scrittrice e regista, con Feltrinelli ha pubblicato: Le pagine strappate (1991, 2006), Passione di famiglia (1994), Il cappotto del turco (1997), Matrioška (2002), La bestia nel cuore (2004), Due partite (2006), L’illusione del bene (2007), Quando la notte (2009; anche in audiolibro nel 2011), Lucy (2013), Voi non la conoscete (2014) e, per la collana digitale Zoom, La nave più bella (2012). I suoi film: Zoo (1988), I divertimenti della vita privata (1990), La fine è nota (1992), Va’ dove ti porta il cuore (1996), Matrimoni (1998), Liberate i pesci (2000), Il più bel giorno della mia vita (2002), La bestia nel cuore (2005, nominato all’Oscar per l’Italia; dvd Feltrinelli ‟Le Nuvole”, 2006), Bianco e nero (2008) e Quando la notte (2011).
 

giovedì 27 febbraio 2014

Le stelle non sono lontane, di Candida Morvillo

La copertina del libro edito da Bompiani





A 25 anni, Astrid è la stella del pomeriggio Tv e la fidanzata di Giangi di Settembrini, un giovane aristocratico, noto alle cronache rosa come campione di eleganza e playboy, ma che la sera si addormenta sul divano senza neanche guardarla. Arrivare a condurre lo show del sabato sera sarebbe per Astrid la svolta di un’intera carriera, il riscatto sociale di una vita, ma altre conduttrici, altrettanto agguerrite, le contendono lo stesso programma e i favori dello stesso potente: il presidente Cesare Gallia, capriccioso padrone della casta al governo. L’arrivo di una misteriosa busta verde sgretolerà in un attimo le speranze di Astrid, costringendola ad affrontare i suoi segreti e le sue paure. In un’unica, decisiva, settimana, scandita dall’attesa per la festa di compleanno del presidente e dall’attesa per la presentazione dei palinsesti, si intrecciano i destini di questi e altri personaggi e si dipana un romanzo corale, popolato di politici nevrotici, principesse sull’orlo di una crisi di nervi, escort mascherate da sante, minorenni disinvolte, faccendieri di ogni risma, insospettabili cripto gay. Per tutti, il passato riemergerà a presentare il conto e, presto, tutti si ritroveranno a rischio di perdere tutto. Candida Morvillo – al suo primo romanzo – racconta un’Italia abbagliata e inquieta, paese delle meraviglie e patria di compromessi. Lo fa con precisione e ironia e con compassione, creando personaggi vividi, umanissimi mostri di un’epoca che è la nostra e che non è detto che sia senza speranza.


Candida Morvillo, nata a Sorrento, editorialista di Rizzoli Corriere della Sera Mediagroup, firma su “Corriere.it” la video rubrica “Pernientecandida”. Ha diretto il settimanale “Novella 2000”. Ha lavorato ad “A”, “Vanity Fair” e prima ancora a “Oggi”, “Il Mattino”, “Il Golfo” di Sorrento e alla “Libertà” di Piacenza. Ha pubblicato per Rizzoli il saggio La Repubblica delle veline, vita vezzi e vizi delle ragazze della tivvù dagli anni cinquanta ai giorni nostri. Ha vinto, nel luglio 2006, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo Angelo Rizzoli come miglior giornalista under 35 per la carta stampata e le agenzie.


(in bompiani.rcslibri.corriere.it)

LADRI, di Stefano Livadiotti

La copertina del libro edito da Bompiani




l fisco conosce per nome e cognome tutti coloro che non pagano le tasse scavando ogni anno un buco di 180 miliardi nel bilancio dello Stato. Con i dati di cui dispone potrebbe stanarli subito, costringendoli a restituire quanto hanno rubato alla collettività. E sarebbe così in grado di abbassare la pressione fiscale sui contribuenti onesti. L’evasione è il cancro della nostra economia. Ma basta passare in rassegna le leggi che dovrebbero combatterla per capire che in Italia la lotta a un fenomeno senza uguali in altri paesi è solo una farsa. Il sistema è congegnato proprio per consentire ai contribuenti infedeli di non rischiare nulla. Perché i ladri di tasse sono anche elettori. E votano compatti come nessun’altra categoria. Perciò, sono protetti da una potentissima lobby politica. Che ha il suo zoccolo duro nel centrodestra. Livadiotti lo dimostra svelando chi ha scritto, proposto e votato quelle leggi che lasciano certezza di impunità agli evasori. Il lavorio di Berlusconi & Co. ha dato i suoi frutti: uno studio condotto in esclusiva per questo libro fa vedere come l’evasione sia sempre salita con i governi di centrodestra e scesa quando a comandare era il centrosinistra. E la lobby che ha fatto gli interessi dei contribuenti infedeli ha ottenuto il suo tornaconto. L’analisi dei flussi elettorali dal 1994 al 2008 dice che il voto degli evasori è sempre stato alla base dei successi di Berlusconi. Fino al 2013, quando i ladri di tasse sono passati armi e bagagli con Beppe Grillo. Scandalo nello scandalo, la casta della politica ha concesso un formidabile privilegio ai suoi rappresentanti in parlamento. Se un comune mortale guadagnasse quanto loro, la sua aliquota media arriverebbe al 39,4. Quella di Lor Signori è appena del 18,7 per cento.


Stefano Livadiotti è una delle firme più note de “L’Espresso”: da venticinque anni si occupa di economia e di politica con inchieste, interviste e reportage. Per Bompiani ha pubblicato L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato (2008; tascabili Bompiani 2009), Magistrati. L’ultracasta (2009; tascabili Bompiani 2011), I senza Dio. L’inchiesta sul Vaticano (2011; tascabili Bompiani 2013).


(http://bompiani.rcslibri.corriere.it)

mercoledì 26 febbraio 2014

Come diventare marchesa ed esserlo in tutte le occasioni della vita, di Daniela Del Secco d'Aragona e Gaia De Pascale

La copertina del libro edito da Vallardi, 2014






Un po' storia personale, un po' manuale di istruzioni per l'uso, questo libro racconta come si fa a essere nobili, dentro e fuori. Con piglio ironico e provocatorio – e senza paura di essere politicamente scorretta – la marchesa d'Aragona qui rivela in quale modo si costruisce il successo sociale e si diventa persona ambita nei salotti che contano: impartisce quindi lezioni alle aspiranti "gentildonne", rivela trucchi per risultare credibili in ogni circostanza e riporta sulla pagina aneddoti e rivelazioni. Arguto, spietato e divertente, Come diventare marchesa ed esserlo in ogni occasione della vita parte da un presupposto:vivere è una questione di stile.


(in www.vallardi.it)

martedì 25 febbraio 2014

▶ Il booktrailer di Ritorno sorgente di Alessandra Peluso (LietoColle edizioni) - YouTube

▶ Il booktrailer di Ritorno sorgente di Alessandra Peluso (LietoColle edizioni) - YouTube

Publisher, di Alice Di Stefano

La copertina del libro edito da Fazi




Publisher è il ritratto ironico e spiazzante di un editore visto con l’occhio divertito di un’osservatrice d’eccezione. Ma la storia di quest’uomo e della sua caparbia intraprendenza è anche lo specchio di una generazione che è riuscita a farsi da sola e uno spaccato del mondo editoriale negli anni d’oro prima della crisi.

Un uomo, una donna: tre anni di passione, litigi, viaggi nonché grandi successi per la casa editrice di lui. Gli avvenimenti di un periodo particolarmente felice sono l’oggetto di questo libro che, attraverso una scrittura veloce e piena di humour, traccia la vicenda di un uomo controcorrente, tenacemente sui generis. Grazie a digressioni e continui flash back, tuttavia, è ricostruita qui l’intera vita e carriera del “Publisher”, che, partito da un paesino nelle Marche, dopo una fase di apprendistato a Manchester e poi a Londra, diventerà in poco tempo il protagonista di una parabola ascendente e fortunata con la fondazione di ben due società tra cui la nota casa editrice. A venir fuori, in tutta la sua esuberanza, è un personaggio sfrontato, dal carattere impossibile, a volte tenero (a volte meno), un po’ guascone, in una parola irresistibile, che, passando con disinvoltura da un ambiente a un altro (grazie alla sua doppia attività e a una naturale, caparbia intraprendenza), finirà per conoscere tutte le figure chiave degli ultimi decenni. Un personaggio positivo, nonostante i difetti, che l’autrice di questa commedia (e protagonista insieme a lui per un gioco metanarrativo condotto abilmente sul filo dell’autofiction) ha voluto descrivere nei minimi aspetti del carattere, per un racconto pieno di verve e divertentissimo non privo di gustosi retroscena sul mondo dell’editoria.

«In questo libro compare l’Italia dei saloni del libro, degli eventi culturali, dei premi, popolata da un sottobosco di strepitosi (anche in senso etimologico) figuri. Un palio dei buffi da far invidia a quello di Palazzeschi».
(Giuseppe Leonelli)

«Alice Di Stefano finge di scrivere la biografia del suo compagno per raccontare i dietro le quinte anche non culturali dell’editoria».
(Laura Piccinini), D La Repubblica
 
Alice Di Stefano dopo la laurea, il dottorato, l’assegno di ricerca (un breve periodo di attività come giornalista sportiva free lance, diverse pubblicazioni scientifiche e numerose comparsate al cinema), ha insegnato letteratura contemporanea all’università. Poi, conquistata dal mondo dell’editoria e soprattutto dall’editore, ha iniziato a lavorare alla Fazi, in cui è editor dal 2008, fino a dar vita a Le Meraviglie, uno spazio tutto suo dedicato espressamente alla narrativa umoristica, a guide insolite e curiose e a tutto ciò che più le piace. 
 
 
 
(www.fazieditore.it)

lunedì 24 febbraio 2014

L'alba dei libri, di Alessandro Marzo Magno

La copertina del libro edito da Garzanti  
 
 
 
 
 

Dov'è stato pubblicato il primo Corano in arabo? Il primo Talmud? Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco? Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller? La risposta è sempre e soltanto una: a Venezia. Venezia era una multinazionale del libro, con le più grandi tipografie del mondo, in grado di stampare in qualsiasi lingua la metà dei libri pubblicati nell'intera Europa. Aldo Manuzio è il genio che inventa la figura dell'editore moderno. Pubblica tutti i maggiori classici in greco e in latino, ma usa l'italiano per stampare i libri a maggiore diffusione. Inventa un nuovo carattere a stampa, il corsivo. Importa dal greco al volgare la punteggiatura che utilizziamo ancora oggi. Alessandro Marzo Magno racconta la straordinaria avventura imprenditoriale e culturale della prima industria moderna. Perché nei primi magici decenni del Cinquecento a Venezia si inventa quasi tutto ciò che noi conosciamo del libro e dell'editoria. La Serenissima resterà la capitale dei libri finché la Chiesa non riuscirà a imporre la censura dell'inquisizione. E la libertà di stampa cercherà nuovi rifugi nell'Europa del Nord.     
 
 
 
Dicono del libro:
 
«Pagine molto dense di informazioni ma assai godibili da leggere».
Laura Lepri, «Il Sole 24 Ore»

«Dopo aver letto l'iperdocumentato e affascinante L'alba dei libri… è inevitabile mettere le mani in biblioteca».
Giuseppe Marcenaro «La Stampa»

«Un inno al libro».
Nello Ajello, «la Repubblica»
 
 

Omnia mutantur, di Richard J. Bernstein , Salvatore Veca , Mario Ricciardi

La copertina del libro edito da Marsilio, 2014
 
 
 
 
 

L’affollarsi nella vita quotidiana delle differenze culturali, religiose, etniche mette alla prova le nostra idee di tolleranza, convivenza tra eguali, cittadinanza e molto di più. È una sfida ai nostri standard liberali; è una sfida anche per la filosofia. Se tutto si trasforma, come nel verso di Ovidio, le difficoltà di fissare principi si moltiplicano e anche il «noi» cui ci affidavamo come «naturale» – la nostra identità, la nostra cultura – diventa instabile, assume confini variabili. La filosofia è costretta a reinventare il proprio mestiere, a rileggere il proprio passato con uno sguardo nuovo, a esporsi al rischio del relativismo radicale.
Tre filosofi contemporanei ci guidano in un percorso affascinante che va dagli apripista pluralisti del pragmatismo americano alla rivelazione di Isaiah Berlin: non c’è un’unica risposta vera a tutte le giuste domande, i nostri valori e le nostre culture vivono nel tempo e nello spazio e non stanno tutti in un singolo mondo sociale. Ogni cultura è incompleta. Se i filosofi hanno finora cercato un punto di vista che somigliasse a quello di Dio, ora prenderemo atto, con William James, che forse a essere plurale è l’universo stesso?
 
 
 
 

domenica 23 febbraio 2014

Storia di una ladra di libri, di Markus Zusak

La copertina del libro edito da Frassinelli, 2014
 
 
  
 

 
Un romanzo incantevole sul potere della parola:
 
È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fi ato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché «ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri», poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più diffi cili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - Storia di una ladra di libri è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito. Con una scrittura straordinaria per intensità e passione, Markus Zusak ci consegna uno dei romanzi più indimenticabili del nostro tempo.
 
 
Markus Zusak, già pluripremiato autore di libri per ragazzi, con questo romanzo rivela un talento promettente nella narrativa per adulti. Nato nel 1975 a Sydney, dove tuttora vive, da madre tedesca e padre austriaco, per questo libro si è ispirato alle esperienze vissute dai genitori durante il nazismo.
Il suo sito è www.markuszusak.com
 

sabato 22 febbraio 2014

Ammazziamo il gattopardo, di Alan Friedman


La copertina del libro edito da Rizzoli, 2014
 
 
 
 
 
 
Un libro che farà discutere:
 
Perché l’Italia è precipitata nella crisi peggiore degli ultimi trent’anni? La colpa è della Germania, dell’austerity imposta dall’Europa, della moneta unica? O della mediocrità della classe dirigente? Esiste una via d’uscita, una ricetta per rifare il Paese? Per rispondere a queste domande, Alan Friedman, forse il giornalista straniero che conosce meglio la realtà italiana, parte da quegli anni Ottanta in cui l’Italia era la “quinta potenza economica del mondo” e pareva avviata verso una vera modernizzazione per arrivare fino alle drammatiche vicende degli ultimi anni. Attraverso conversazioni con i protagonisti dell’economia e della politica, da cinque ex presidenti del Consiglio (Giuliano Amato, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema, Mario Monti) a Matteo Renzi, l’uomo nuovo che potrebbe segnare una discontinuità e portare a un cambiamento radicale, Friedman fa luce su retroscena che nessuno ha finora raccontato. Nello stile inconfondibile e avvincente del giornalista di razza, il racconto delle vicende politiche degli ultimi anni assume una nuova luce, rivelando ciò che spesso è stato omesso o taciuto. E si combina con un ambizioso e sorprendente programma in dieci punti per rimettere il Paese sul binario della crescita e dell’occupazione. Il tempo delle mezze misure è finito, e Friedman, in questo libro coraggioso, offre una ricetta di riforme di vasta portata per: · abbattere il debito pubblico · creare nuovi posti di lavoro · tutelare le fasce più deboli · tagliare le pensioni d’oro (e i troppi regali dello Stato) · promuovere l’occupazione femminile · ridisegnare la pubblica amministrazione (premiare il merito, punire l’incompetenza) · tagliare gli sprechi della sanità e delle Regioni · istituire una patrimoniale leggera ma equa · liberalizzare i servizi nell’interesse del consumatore · varare una nuova politica industriale di investimenti mirati. Si tratta di una sorta di Piano Marshall per puntare all’obiettivo fondamentale: una crescita duratura, l’unica soluzione che possa evitare rischi alla coesione sociale e fronteggiare la piaga della disoccupazione giovanile. Per evitare la rovina o il declino inarrestabile, l’Italia ha davanti a sé una sola strada: sconfiggere quella conservazione che da decenni – o forse da un secolo e mezzo – è disposta a cambiare tutto perché nulla cambi. Qui, per cambiare sul serio, dobbiamo cambiare testa, dobbiamo ammazzare il Gattopardo.
 
 
 


venerdì 21 febbraio 2014

Scarpe rosse, di Marisa Fortuzzi


La copertina del libro edito da Lupo Editore






Una donna capace di reagire, di sciogliere i nodi della propria esistenza grazie all'aiuto di un paio di scarpe rosse che le faranno da interruttore per accendere una nuova vita.
Scarpe rosse” di Marisa Fortuzzi è una bellissima storia che si legge voracemente e con curiosità proprio come i protagonisti Marina, giornalista e Aldo, commesso e responsabile di un negozio di scarpe.
Un incontro apparentemente casuale fa nascere una grande amicizia tra Marina e Aldo e porta cambiamenti importanti sia in ambito professionale che nella vita. La donna, nota e seria giornalista, cambia modo di vestire, diventa sgargiante, colorata, attraente come una mattina, quando arriva in redazione indossando un collant nero, impermeabile color cammello, sciarpa di seta rosse e un bel paio di scarpe rosse. Un rinnovamento che non passò certo inosservato in ufficio nemmeno quando le sarà assegnato il compito di intervistare il noto giornalista Vincenzo Maurenti.
La vita cambia corso e Marina ha colorato di rosso la sua poco prima stantìa, malinconica e rancorosa vita. Questa vita che nasconde una grandissima delusione, un dolore che le hanno procurato - quello che sarebbe dovuto essere il giorno più bello - al matrimonio.
La storia si svolge tra la Puglia e la Toscana con i dovuti chiarimenti, le confidenze. L'amicizia dimostra la necessità di esserci, il potere di lenire le ferite di una vita.
Tante sorprese si presentano agli occhi del lettore commosso e felice per ciò che il corso degli eventi regalerà ai due protagonisti. L'autrice sottolinea con un sorriso valori indispensabili come l'amicizia, il rispetto, la possibilità di darsi un'altra opportunità e scegliere di vivere felice come ognuno di noi merita e in tal modo conoscerla e utilizzarla al meglio.
Scritto in modo semplice, chiaro, fluente dipinge ciò che spesso comunemente può accadere: i tradimenti, le ipocrisie, le false speranze e persino quando tutto sembra crollare appare un angelo che guida verso la salvezza, un po' come sarà Aldo per Marisa: «Si è creato tra noi un tale rapporto d'affetto sincero, spontaneo, senza filtri e senza maschere, da farmi sentire libera di essere me stessa insieme a lui come non sono stata mai, nemmeno con mia sorella o con mia madre. Con Aldo non ho paura di essere giudicata per quello che dico o che faccio, per quello che sono. Lui non usa le critiche come un martello per demolire, ma al massimo, con molto affetto azzarda un consiglio. Questo è il mio amico». (p. 119).
In questo momento qualcuno starà invidiando Marina: chi non desidera infatti un amico con tali caratteristiche?
Scarpe rosse” coinvolge chi ha bisogno di una pennellata di rosso, determinatezza, un pretesto per cambiarsi e svegliarsi la mattina contento della vita. È proprio così che sarà per Marina, la quale dimostra che tutto può accadere anche a cinquant'anni, basta volerlo e cercarlo.
Svela ciò che è necessario, che è importante vedere non semplicemente con gli occhi ma col cuore, il sentimento: «L'essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore... era questo che voleva che tu capissi vero? Il segreto della volpe amica del Piccolo Principe». (p. 40).
Si tratta pertanto di un bel racconto  che infonde davvero tanta positività.
 
 
 
(in http://evidenzialibri.blogspot.it/2014/02/scarpe-rosse-di-marisa-fortuzzi-lupo.html)

Punch al rum, di Leonard Elmore

La copertina del libro edito da Einaudi, 2014 





A FINE FEBBRAIO ARRIVA:

Jackie Burke arrotonda lo stipendio da hostess lavorando per Robbie Ordell, un trafficante d'armi con manie di grandezza. Fra la gente di Ordell, l'unica davvero in gamba è proprio lei, che facendo la spola tra Palm Beach e le località turistiche riesce a trasportare in cabina qualsiasi cosa. Ma sulle tracce di Ordell ci sono un bel po' di persone, federali compresi. E Jackie dovrà ricorrere a tutta la sua abilità e a tutto il suo fascino per cavarsela. E magari per salvare anche i soldi del boss.

«Guardarono Jackie Burke scendere dall'aeronavetta dalle Bahamas nella sua uniforme marrone della Islands Air, poi la guardarono oltrepassare la dogana e il controllo immigrazione senza aprire il bagaglio, una valigia marrone di nylon che si tirava dietro su quattro rotelle, il tipo di bagaglio che usavano le assistenti di volo... La tennero d'occhio da un ufficio dietro una parete di vetro in quell'ala remota del terminal. Ray Nicolet fece dei commenti sulle gambe di Jackie Burke, sul suo bel culo fasciato dalla gonna marrone. Faron Tyler disse che non sembrava proprio che avesse quarantaquattro anni, almeno non da quella distanza...».


(www.einaudi.it)

giovedì 20 febbraio 2014

L'inganno della notte, di Elisa S. Amore


 
La copertina del libro edito da NORD, 2014









Il nuovo romanzo di Elisa S. Amore, l’autrice italiana di cui tutti parlano. A cosa sei disposto a rinunciare quando l'unica persona che ami è la stessa che stai per perdere?

Per secoli, Evan James ha assolto con cieca dedizione il suo compito: accompagnare le anime dei defunti nel regno dei morti. Poi, un giorno, ha incrociato lo sguardo di Gemma e tutto è cambiato. Perché in quegli occhi ha riconosciuto l’amore: il vero amore. Non poteva permettere che lei morisse, così non ha esitato a disubbidire agli ordini e, rischiando la dannazione eterna, le ha salvato la vita. Da allora, Evan e Gemma sono inseparabili e il loro rapporto è diventato ancora più intenso.
Ma un errore spezzerà quel fragile equilibrio. Spinto dal desiderio di condividere con Gemma ogni aspetto della sua esistenza, Evan le svela un pericoloso segreto… Una leggerezza che entrambi pagano a caro prezzo, quando la morte torna a reclamare Gemma. Terrorizzata, la ragazza si rifugia nella casa di Evan, mentre lui chiede aiuto alle uniche persone di cui si può fidare: Simon, Ginevra e Drake. Grazie a loro, spera di escogitare un modo per sventare quella nuova minaccia. Ben presto, però, scoprirà che non è possibile ingannare il destino. In un gioco rischioso che metterà i protagonisti l’uno contro l’altro, tra gelosie inconfessabili e oscuri tradimenti, Evan e Gemma saranno costretti a combattere contro un pericolo che li sorprenderà proprio dove si sentivano più al sicuro…
A cosa sarà disposto a rinunciare, Evan, pur di proteggere Gemma?

Dopo il successo della Carezza del destino, Elisa S. Amore torna con un nuovo romanzo in cui si mescolano passioni, intrighi e suspense, per una storia d'amore profonda e ricca di sfaccettature, magica e sorprendente.
 
 
 
(www.editricenord.it)

Ti aspettavo, di J. Lynn

La copertina del libro edito da NORD, 2014




L’università è la sua via di fuga. Per troppi anni, dopo quella maledetta festa di Halloween, l’esistenza di Avery Morgansten è stata un incubo, e adesso lei può finalmente ricominciare da capo. Tutto ciò che deve fare è arrivare puntuale alle lezioni, mantenere un profilo basso e – magari – riuscire a stringere qualche nuova amicizia. Quello che deve assolutamente evitare, invece, è attirare l’attenzione dell’unico ragazzo che potrebbe mandare in frantumi il suo futuro…
Cameron Hamilton è il sogno proibito delle studentesse del campus: fisico atletico e ammalianti occhi azzurri, è il classico ribelle dal quale una brava ragazza come Avery dovrebbe tenersi alla larga. Eppure Cam pare proprio spuntare ovunque, col suo atteggiamento disincantato, le simpatiche punzecchiature e quel sorriso irresistibile. E Avery non può ignorare il fatto che, ogni volta che sono insieme, il resto del mondo scompare e lei sente risvegliarsi quella parte di sé che pensava di aver perduto per sempre.
Però, quando inizia a ricevere delle e-mail minacciose e delle strane telefonate notturne, Avery si rende conto che il passato non vuole lasciarla andare. Prima o poi la verità verrà galla e, per superare anche quella prova, lei avrà bisogno d’aiuto. Ma la relazione con Cam sarà la colonna che la sorreggerà o lo «sbaglio» che la trascinerà a fondo? 




(www.editricenord.it)

mercoledì 19 febbraio 2014

Poeta e contadino, di Jean-Louis Fournier

La copertina del libro edito da Edizioni Clichy 







Un'altra storia d'amore avvincente: 

Un giovane e ingenuo studente di cinema si innamora di una dolce studentessa di psicologia. Fin qui niente di strano. È l’amore. E lui è convinto che sarà per sempre. Per questo abbandona tutto e si trasferisce in campagna, per vivere con lei e mandare avanti la fattoria di suo padre. «Quando si è innamorati, si diventa un po’ matti, e visto che un po’ matto lo ero già, ero capace di tutto. Se suo padre fosse stato un pescivendolo, mi sarei messo a fare il pescivendolo». Ma la felicità non
è così a portata di mano e la vita non è come il cinema. La campagna è dura, è lenta, è morta. E l’amore a volte non basta a sopportare ciò che non ci appartiene. Abbandonando tutti i possibili clichés sul cittadino inadatto alla terra, sulla durezza del lavoro quotidiano e sulla solitudine dei contadini, Jean-Louis Fournier, un autore già amato dai lettori italiani, ci accompagna con delicatezza e humour in questo viaggio dentro il cuore della vita di campagna. E grazie alla sua abituale tenerezza, al suo spirito e al suo inarrivabile senso del romanzo, riusciamo a sorridere di questa situazione, quasi da incubo, nella quale il suo ingenuo e sognante eroe si è cacciato.



(http://www.edizioniclichy.it)

La natura dell'amore, di Lucrezio

La copertina del libro edito da UTET, 2014




Sembra incredibile che di uno dei più grandi poeti della storia umana, Tito Lucrezio Caro, si sappia di certo poco più del suo nome. Stando a quanto racconta san Girolamo, l’autore del De rerum natura era nato all’inizio del I secolo a.C., per morire poco più che quarantenne, forse mentre ancora era impegnato nelle ultime correzioni del suo poema. Più sconcertante e con ogni probabilità leggendaria è l’unica altra notizia che ci viene tramandata su Lucrezio, che sarebbe morto a causa dell’ingestione di un filtro d’amore che lo aveva condotto alla follia, costringendolo a scrivere sfruttando i momenti di temporanea remissione. Pochi e opinabili accenni che, molti secoli dopo, avrebbero ispirato Marcel Schwob nel capitolo dedicato a Lucrezio delle sue Vite immaginarie, proposto in appendice a questo volume. Ispirandosi alla dottrina del filosofo Epicuro, il De rerum natura dedica alcune indimenticabili osservazioni proprio alla passione amorosa – la più violenta e inestinguibile tra le passioni. Solo Catullo, tra i contemporanei di Lucrezio, si inoltrò così a fondo nei meandri psicologici dell’eros, che non è fatto solo di presenza fisica, ma agisce anche attraverso le immagini mentali della persona amata, quei “simulacri” che sono formati da sottilissimi, impalpabili aggregati di atomi capaci di generare ossessioni inestinguibili. Probabilmente Lucrezio non è mai stato vittima di una pozione magica, ma di sicuro conosceva bene, e fu capace di analizzare in versi immortali, tutti i veleni del desiderio e i loro effetti.


(www.utetlibri.it)

martedì 18 febbraio 2014

Ritorno Sorgente, di Alessandra Peluso

La copertina del libro edito da LietoColle





di Gianluca Conte su "Linea Carsica": 

È difficile di questi tempi (oseremmo dire quasi impossibile) imbattersi in una raccolta lirica che non faccia della tristezza, del dolore o quantomeno dell’insoddisfazione le proprie linee guida. Difficile ma non impossibile, lo dimostra Ritorno sorgente di Alessandra Peluso, lavoro edito per i tipi di LietoColle. Liriche senza titolo – a nostro parere, da sempre le più fascinose e sibilline – che si presentano come un inno alla vita e sanno sprigionare sensualità da ogni verso: «Mi sento rinascere / come anima esplosa / di gioia e colore // Che il senso stia qui / come un sole che sorge / e tramonta ogni giorno // come vita che cresce / sapendo anche alzare / le spalle» (p. 22). Il colore della Peluso sembra essere quello di un’estasi d’amore, e anche quando i toni sembrano tingersi di tenui venature crepuscolari, si intuisce e si respira profondamente l’energia vitale che sottende l’intera opera; così, anche quell’“alzare le spalle”, dunque, non ha il sapore della rassegnazione, bensì di un guardare ad un nirvana possibile, qui ed ora, nell’istante stesso in cui viene pensato, perché il poeta possiede il dono del tramutare in emozione tutto ciò che tocca; e ancora: «[…] Grandine di rose, sangue / che sgorga a colmare i miei seni […]» (p. 31). Tuttavia, la vena poetica dell’autrice non si esaurisce nelle gioiose emanazioni sentimentali o negli elogi all’“eterno sì” evocato in apertura, pone altresì le basi per una riflessione filosofica sulla dimensione esistenziale umana; allora, quella che a noi è apparsa una eco gozzaniana intrisa di ossimori e curvature poietiche, trova la sua realizzazione nella speranza (che diventa certezza) di un futuro come tempo felice e non distopico; e, soprattutto, prossimo venturo: «[…] Non tardano la luce, il sorgere del sole / il mare calmo. / Arriverà». (p. 32). In questa vita dipinta dalla poetessa – una vita che vale la pena di vivere pienamente  – anche le note amare possono essere dolci e, di più, far parte del nostro vissuto in maniera non antagonista: «[…] Qui anche la solitudine / diventa piacere sublime» (p. 38). La vita in tutte le sue sfaccettature dunque, insieme al sentimento dei sentimenti: l’amore. L’amore che regge il mondo e fa di ogni persona un essere speciale. Così, la silloge della Peluso appare quasi una lunga e sentita dedica a tutti coloro i quali hanno messo i sentimenti davanti a ogni altra cosa e hanno conservato – ché nell’amare davvero la si conserva – quella purezza infantile che mai passa: «È disarmante / vederci, vedersi / emozionati davanti / all’amore. // Si torna bambini / spogli di tutte le croci / e si resta piccoli indifesi / nulli. (p. 47). D’altronde, solo nell’amore abbiamo la possibilità (che non rimane soltanto astratta ma può divenire reale) di mantenere quell’innocenza infantile e quella primitiva meraviglia rispetto al mondo che spesso si perdono con l’età adulta e che la poesia può aiutarci a ritrovare.


(http://glucaconte.blogspot.it, 18 febbraio 2014)

Amori elementari, di Sergio Basso, Marianna Cappi, Marina Polla de Luca

 
La copertina del libro edito da Salani, 2014






 
 
Dal 20 febbraio 2014 in libreria:

Ad Alleghe, un incantevole paesino incastonato tra le Dolomiti, vivono Aleksej, Katerina, Matilde,Tobia e Ajit. Sono amici, frequentano la scuola e soprattutto la stessa polisportiva, dove i ragazzi giocano a hockey e le ragazze si allenano nel pattinaggio artistico. La vita sembra scivolare dolcemente come le lame sul ghiaccio; ma sotto ardono i fuochi delle prime passioni, e quando in paese arriva una ragazzina nuova questo equilibrio apparentemente perfetto all’improvviso salta: Agata infatti è scontrosa e ostile, diversa dalle altre. Tobia ne rimane ammaliato: cerca di esserle amico, ma si accorge ben presto che Agata ha dei progetti tutti suoi. E come se non bastasse, arriva una notizia sorprendente: una polisportiva russa invita la squadra di hockey a un quadrangolare da disputare a Mosca.
Un viaggio che si trasforma ben presto in un’avventura rocambolesca, dove tra fughe inaspettate e bugie pericolose, amicizie perse e riconquistate, partite da vincere a tutti i costi, i ragazzi si ritrovano d’un tratto proiettati fuori dall’infanzia, non più bambini, in corsa vertiginosa verso l’adolescenza. 



 (www.salani.it)


lunedì 17 febbraio 2014

Complice lo specchio, di Antonio Marangolo

La copertina del libro edito da Mondadori, 2014
 
 
 
 
 
Novità:
 
Saragosa, paese di sole e di lava alle pendici dell'Etna.
Eddie Ponti, investigatore privato, non ha solamente strepitose doti di segugio e trasformista: ha, soprattutto, la prodigiosa capacità di accorciarsi di quindici centimetri.
 La sua lunga carriera in Polizia lo ha abituato a sbrogliare complicate matasse criminali, ma una mattina di primavera Ponti riceve la visita della vedova del prefetto, Maddalena Virlinzi, donna meravigliosa e sensuale, piena di lentiggini e con una criniera rossa simile a quella di un leone. L'incarico che la vedova gli affida è di pedinare una persona, stilando rapporti dettagliati giorno per giorno e recandosi da lei per rendere conto delle indagini ogni domenica pomeriggio.
Ma la persona che la signora Virlinzi desidera sia pedinata è... lei stessa.
 Si avvia così, su questo preludio venato di surrealtà, un'avventura che è insieme un giallo, un inseguimento, un gioco di specchi, una fuga musicale sul tema del desiderio e dell'amore, della malinconia che ne è inseparabile compagna, dello sguardo altrui che è necessario a ciascuno di noi per sentirsi vivo.
 Da una Sicilia sulfurea e bellissima fino a Roma, da Trieste a Ferrara avvolta da una nebbia felliniana, l'inseguimento tra Eddie e Maddalena ci conduce attraverso un romanzo sorprendente per la sua ironia, il suo ritmo, la sua intensità mai disgiunta da una dissetante levità. Musicista, pittore e prolifico autore di romanzi sinora sconosciuti al grande pubblico, Antonio Marangolo è una vera rivelazione, uno di quegli scrittori dal timbro originalissimo e immediatamente riconoscibile: una voce, come quella del suo sassofono, che ci avvolge e ci conduce tra le spire di storie solo all'apparenza bizzarre, in realtà verosimili e vivide come accade solamente nei sogni.
 
 
Un umorismo sornione, uno scrittore siciliano capace di narrare la passione e la malinconia con battute fulminanti. (Francesco Guccini) 
 
 
 

domenica 16 febbraio 2014

Il profeta e il bambino, di Kahlil Gibran

La copertina del libro edito da Editrice La Scuola, 2014






Questa antologia presenta una ricca selezione di materiali in larga parte inediti in Italia – testimonianze, aneddoti, poesie e prose liriche – raccolti anche attingendo a fonti epistolari e diari. Si svelano i lati meno conosciuti della personalità di uno degli autori più amati al mondo: il suo senso dell’umorismo, lo spirito ludico, la vivace curiosità, ma anche la vulnerabilità emotiva e l’intima fragilità. Il testo contiene anche una preziosa traduzione e riscrittura gibraniana di canti folcloristici libanesi e una serie di tributi resi a Gibran da poeti di tutto il mondo, fra i quali Lawrence Ferlinghetti. Completa il volume una serie di rare immagini che ricostruisce le tappe del percorso esistenziale di Gibran: l’infanzia nel Libano oppresso dall’Impero ottomano, l’emigrazione negli Stati Uniti, il soggiorno parigino, il ritorno a New York, la tomba-museo nella sua città natale, Bsharri. 


Poeta, narratore, filosofo, artista e nazionalista libanese, Kahlil Gibran (1883-1931) è noto al grande pubblico soprattutto per il suo capolavoro Il Profeta (1923), tradotto in oltre quaranta lingue. I suoi disegni e dipinti sono stati esposti nei maggiori musei e gallerie del mondo. Scrittore di culto nel Novecento, il suo successo non accenna a diminuire. Francesco Medici, italianista e studioso della letteratura araba d’emigrazione, è membro ufficiale dell’International Association for the Study of the Life and Work of Kahlil Gibran (University of Maryland). Tra i maggiori traduttori in Italia dell’opera gibraniana, ha pubblicato numerosi contributi critici sulla produzione letteraria e pittorica dell’autore libanese.



(www.lascuola.it)

sabato 15 febbraio 2014

Si dice? Non si dice? Dipende, di Silverio Novelli




La copertina del libro edito da Laterza, 2014







In libreria per saperne di più e meglio sull'italiano:

A me mi piace è un clamoroso errore? E un ma però? Un penso che sei? Dico leccòrniao leccornìa? Scrivo do o ? Sono dovuto andare o ho dovuto andare? Niente panico, per fare le scelte giuste basta una mappa come quella che avete tra le mani. Una guida sicura per un affascinante viaggio nella galassia dell’italiano.
‘Si dice o non si dice?’ Più di una volta la risposta secca o no lascia dubbiosi, perfino scontenti. Perché lo spazio linguistico dell’italiano è vasto come una galassia e non si può ridurre tutto alle due stelle fisse del e del no. Per orientarsi, ci vuole una mappa tridimensionale. Come questa, che spalanca al lettore la terza – decisiva – dimensione: quella del dipende. Moltissimi e no, in effetti, dipendono da una serie di fattori: dalla situazione, dal mezzo di comunicazione, dall’interlocutore, dal tipo di testo, dagli effetti che si vogliono ottenere. A me mi piace? Sì? No? Dipende! Penso che sei? Sì? No? Dipende! Al ragazzo della V B e al senatore della Repubblica diremo no: nel tema sui Sepolcri, nell’intervento a Palazzo Madama,non è proprio il caso di esprimersi così. Ma alla persona che chatta in rete, al romanziere che ricrea il dialogo tra due amici, diremo: , va benissimo.
La grammatica non è piatta: la lingua ha, come i parlanti che la abitano, una sua profondità che è utile e bello cogliere. Questo libro indica, caso per caso, come muovercisi dentro con la consapevolezza di fare sempre la scelta più felice.



(in www.laterza.it)

L'aria è ottima (quando riesce a passare) di Aniello Arena

La copertina del libro edito da Rizzoli, 2014 





Una storia toccante che racconta la vita carceraria:

Arrivo a Volterra che è novembre, è sera e fa un freddo cane. Dal cellulare blindato, il Ducato, non vedo niente e mi è venuto il mal di stomaco per le curve. Volterra è proprio ’ncopp’ a ’na muntagna. Maronna mia, ma dove mi stanno portando, in un carcere sperduto d’o Pataterno. Quella sera, Aniello Arena non sapeva che proprio in quel carcere sperduto d’o Pataterno sarebbe rinato. Allora, per usare le sue parole, “ero ancora un pezzo di carne che camminava”. Ma partiamo dall’inizio di questa storia durissima che Aniello ha trovato la forza di raccontare. A Barra, quartiere degradato alla periferia est di Napoli, lui è uno scugnizzo con il fuoco dentro e troppo poche possibilità. Dalle sue parti tanto è difficile costruirsi una vita “regolare”, quanto è facile arrangiarsi ai margini della legalità, finire in un brutto giro e commettere errori che, prima o poi, si pagheranno salati. È così che Aniello, ancora giovanissimo, entra per la prima volta a Poggioreale, un carcere che “è un rimedio peggiore del male che dovrebbe curare”. Ne esce, ma ormai è preso nella spirale degli errori e, nonostante abbia moglie e figli che ama, non riesce a rimettersi su una buona via. Anzi. Presto è un’escalation che, passando per diversi penitenziari, porta dritto all’ergastolo. Fine-pena-mai. Un abisso che svela con parole vibranti, descrivendo la vita carceraria come nessun altro ha fatto finora, con cruda autenticità ma non senza lasciarsi sfuggire, ogni tanto, un guizzo d’ironia. Ed è, alla fine, questa sua vitalità profonda che viene alla luce e lo salva. A far scaturire il cambiamento è Armando Punzo che, da venticinque anni, con la sua Compagnia della Fortezza, coltiva il sogno concreto di realizzare un Teatro Stabile nel carcere di Volterra. L’aria è ottima (quando riesce a passare) è un libro unico. La storia vera di un talento straordinario del nostro cinema e del nostro teatro, riconosciuto dal Nastro d’Argento 2013, e allo stesso tempo un cammino intensissimo dagli inferi dell’uomo a una nuova alba.


(http://rizzoli.rcslibri.corriere.it)

venerdì 14 febbraio 2014

Verso Levante, a cura di Salvatore Francesco Lattarulo

La copertina del libro edito da Stilo, 2014  






Un'antologia dedicata alla POESIA, spalanca un mondo sommerso fantastico: 
 
La poesia ha una verità estrinseca, è cromatica, si eleva al caleidoscopio della vita con l'umana bellezza di chi la scrive, ne parla, la comunica magari davanti ad un caffè proprio come era solito fare il nostro Antonio Verri (Caprarica di Lecce, 1949-1993).
Sulla scia indicata dal Verri, oggi si offre a testimonianza “Verso levante”. Un secolo di poesia pugliese (1943-2013), l'antologia poetica curata da Salvatore Francesco Lattarulo.
È un prezioso libello da leggere, contemplare, amare, da diffondere e poi custodire gelosamente.  La cura di Salvatore Francesco Lattarulo è di grandissimo valore perché crede che la poesia abbia un senso, un significato che deve essere diffuso ovunque, deve insinuarsi e raggiungere le zone più impervie e imperscrutabili della mente umana.
“Tutti devono saperne di poesia”, sembra un imperativo categorico che Lattarulo pone; tutti devono conoscere, indistintamente dall'amare o odiare, ma conoscere i propri poeti e - la terra pugliese - di poeti ne ha da invidiare. Così come è necessario sapere della loro storia che è insita nel “dna” del territorio pugliese.
A cominciare da Antonio Verri che nel corso della sua vita dedica la stessa alla poesia in un altalenarsi sfuggente e quasi simbiotico, un'esigenza parlare di poesia per il poeta di Caprarica non certo roba di “poetine e poetini” come diceva lui. Non è una questione provinciale.
Da Marino Piazzolla, Luigi Fallacara, a Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, a Girolamo Comi descritto come “figura-ponte che permette di collegare le due zone contigue della Puglia, l'idruntina e la barese, in un itinerario che qui si snoda a rovescio rispetto all'ordine sequenziale degli autori antologizzati del volume, procedendo dal Capo al Gargano, dal mare alla montagna”. (p. 25).
Verso levante” è un pullulare di poeti che hanno tessuto le trame della storia della poesia pugliese, terra che si affaccia dove sorge il sole, a Levante appunto, che abbraccia i paesi del Mediterraneo caldi, solari, solitari, deliranti, discordanti in un ritmo contraddittorio eppur meraviglioso. Come polline hanno seminato i loro versi i nostri padri della poesia pugliese fino a generare figli desiderosi, ingordi di poesia come Lino Angiuli, Emilio Coco, Salvatore Toma, Antonio Verri: «Aspetto il pane quotidiano / delle tue parole / nate dal canto delle rose. / Aspetto il sussurro della tua voce / dall'intrico di chiome d'ulivi». (Grazia Stella Elia, p. 93). E ancora: «Quatti quatti / come randagi gatti / con due versi in tasca / frangemmo il muro / della notte / e del dolore». (Daniele Giancane, p. 123).
Poeti che hanno cantato la vita in poesia, per necessità, per mestiere - come afferma Rina Durante - con fatica hanno cercato di raccontare la verità di tutti e hanno raggiunto il loro scopo egregiamente, forse purtroppo di questa bontà somma non sono stati ripagati da tutti gli italiani allo stesso modo.
C'è tuttavia chi ancora oggi fortunatamente parla di poesia, la fa, la vive come si propone di fare con un progetto ambizioso e rischioso, probabile soggetto-oggetto di critiche insulse e pregiudizievoli, come speso accade in terra pugliese, Lattarulo con questa antologia poetica dà voce a padri, figli e nipoti, permettendo di vivere e rivivere la Poesia con la “P” maiuscola.
Il lettore non può saltare alcun verso, né può permettersi di leggere scorrendo rapidamente, rischierebbe di soffocare, sì, perché i versi qui riportati comprendono tre generazioni di poeti dal nord della Puglia sino al lembo più a sud, il Salento, e impongono una doverosa attenzione, meditazione, contemplazione del verso, per far sì che si possa sentire l'odore della poesia, godersela, calarsi in versi vissuti sofferti, raccontati con fatica.
«Torniamo a casa stinti dall'inedia. / Nel cavo di una sedia. / Attorno al cavo cranio / un fascio di particolare compone / un tronco senza nome. Il corpo estraneo». (Enzo Mansueto, p. 173). Mentre «La gente s'ammazza / per la strada senza motivo. / Mi restano 4 gomme da masticare che si trasformano nella mia / bocca / in serpenti dalle bizzarre circonferenze». (Stefano Donno, p. 185).
E questo è solo un assaggio che dà il senso di come l'intera antologia poetica “Verso levante”. Un secolo di poesia pugliese (1943-2013), a cura di Salvatore Francesco Lattarulo sia da non perdere perché ognuno di noi possa conoscere la poesia delle nostre generazioni, possa tutelarla e trasmetterla orgogliosamente alle future con la stessa intensità, amore e sofferenza che è stata scritta e vissuta dagli uomini-poeti.   



(di Alessandra Peluso, in Affari Italiani, 14 febbraio 2014)

giovedì 13 febbraio 2014

Sette anni di vacche sobrie, di Marco Magnani

La copertina del libro edito da UTET, 2014 




Fino al 2020 non saranno anni di vacche grasse, forse in nessun angolo dell’Occidente. Per l’Italia potrebbero essere ancora anni di vacche magre, come quelli finora trascorsi dalla bolla dei mutui subprime. Possiamo evitarlo? Possiamo finalmente invertire la tendenza e iniziare un nuovo ciclo di crescita?
Sì, possiamo farlo, assicura Marco Magnani. Ma non succederà per caso o per fortuna. L’Italia di fine decennio sarà in gran parte il risultato delle decisioni di oggi, delle sfide che saremo capaci di affrontare: far ripartire la mobilità sociale e restituire la fiducia nel futuro ai giovani, promuovendo il merito fin dai primi cicli scolastici; rilanciare lo sviluppo locale, attraverso le eccellenze territoriali produttive e della conoscenza; valorizzare la cultura dell’innovazione e la creatività imprenditoriale; investire finalmente in ricerca, anche creando le condizioni per attrarre in Italia quella “delocalizzata” delle multinazionali; coltivare il “giacimento petrolifero” rappresentato da arte, ambiente e cultura. Non basta valorizzare e riqualificare il turismo, dobbiamo creare “nuovi mestieri” e sperimentare nuove tecnologie, favorire l’integrazione culturale e valorizzare la diversità, per cogliere le opportunità che si offrono a un paese divenuto multietnico e l’importanza del Pil generato dagli immigrati (molti dei quali sono oggi piccoli imprenditori). Il catalogo delle sfide e delle opportunità è vasto: percorrendolo, si scoprono i nuovi sentieri di crescita.
L’Italia si vede meglio da lontano. Magnani lo dimostra con questo libro tempestivo e necessario, maturato all’Università di Harvard, negli Stati Uniti. Scritto dalla “giusta distanza”, con la prospettiva di un osservatore esterno ma attento e coinvolto. Il risultato è un’agenda di proposte concrete fondate sulla riscoperta, il potenziamento e il rilancio di ciò che l’Italia già possiede: il patrimonio culturale, del quale l’imprenditorialità, l’eccellenza dei ricercatori e le idee innovative sono parte essenziale e spesso ignota. Un contributo importante e vitale al risveglio del Paese, per spronare cittadini e istituzioni a ritrovare fiducia e voglia di progettare il futuro. Con lucidità ed equilibrio, così che le vacche possano diventare, se non grasse, almeno sobrie.
Con la collaborazione di Angelo Ciancarella.


(www.utetlibri.it)

mercoledì 12 febbraio 2014

Prima della battaglia, di Bruno Arpaia

La copertina del libro edito da Guanda, 2014






Novità "thriller" in libreria:

Notte sulla tangenziale di Napoli. Un camion esce all’improvviso dalla sua corsia, schiaccia un’auto contro il guardrail e si allontana. Un morto: Andrea Rispoli, scrittore. Colpo di sonno del camionista? Il commissario Alberto Malinconico, fresco di trasferimento alla Mobile, ne dubita: troppo strana la dinamica dell’incidente. Ma perché uccidere uno scrittore? Nei giorni seguenti, il rebus di quella morte si arricchisce di nuovi elementi: una vedova pericolosamente bella, un libro mai pubblicato, un misterioso informatore, un boss evaso...
Percorrendo le strade di Scampia, tra malavitosi ripuliti, bellissimi transessuali ed elusivi colleghi dell’antidroga, Malinconico indaga e scopre che Rispoli si era messo sulle tracce di una storia troppo vera. Tanto che la sua indagine viene bruscamente interrotta dalle alte sfere, con una trasferta messicana alquanto sospetta. In questo romanzo dalle atmosfere noir, un Alberto Malinconico con qualche anno in più e molto più disilluso affronta la sua prima avventura da commissario, tra il mondo della camorra e quello dei Servizi segreti, che lo porterà fino a Città del Messico. Sullo sfondo, la storia della fatica di un amore, quello con Lidia, e della conquista di una nuova maturità, in una Napoli dai colori accesi, quasi una co-protagonista indolente e mortale, incapace di giustizia e intrisa di bellezza. 


Notizie sull'autore:

Bruno Arpaia è nato nel 1957 a Ottaviano, in provincia di Napoli. Romanziere, giornalista, consulente editoriale e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana, ha pubblicato diversi romanzi che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti: Premio Hammet Italia 1997 per Tempo perso; Premio Selezione Campiello 2001 e Premio Alassio Centolibri - Un'autore per l'Europa 2001 per L'angelo della storia; Premio Napoli e Premio Letterario Giovanni Comisso 2006 per Il passato davanti a noi; Premio Merck Serono e finalista al Premio Strega per L'energia del vuoto. Ha pubblicato anche i romanzi I forestieri e Il futuro in punta di piedi.


(www.guanda.it)

martedì 11 febbraio 2014

L'ultima volta che l'ho vista, di Charlotte Link

La copertina del libro edito da TEA, 2014 
 
 
 
 
 
 
Per gli amanti del brivido e della suspense:
 
Galles, 2009. Una calda e bellissima giornata di agosto. Boschi e colline solitarie da una parte, la potenza del mare dall’altra. Vanessa e Matthew Willard, in viaggio da Holyhead a Swansea, si fermano in un parcheggio isolato. L’uomo si allontana col cane per pochi minuti, e al suo ritorno scopre che la moglie è scomparsa senza lasciare traccia. Matthew non sa che è stata rapita: il suo sequestratore, Ryan Lee, la rinchiude in una grotta - con cibo e acqua sufficienti per una settimana - nella «valle della volpe», un luogo isolato che lui solo è in grado di raggiungere, ma viene arrestato e incarcerato per un crimine precedente. Di Vanessa non si sa più nulla, e il marito sprofonda nell’incubo dell’incertezza. Nessun indizio, nessuna pista concreta. Tre anni dopo, Ryan viene rimesso in libertà, ma qualcuno pare abbia ordito una trama spaventosa, un’orribile vendetta per gli errori del suo passato: sua madre e la sua ex fidanzata vengono inspiegabilmente aggredite, e un’altra donna viene rapita «replicando» nei minimi dettagli la scomparsa di Vanessa Willard.           
 
 
 
 
 

Aïni, Amore mio. La defigliazione, di Rita El Khayat

La copertina del libro edito da Di Felice Edizioni, 2014






Una storia che vale la pena leggere:

Espressione bruciante in modo infernale: morte, separazione, assurdità della vita e del suo corollario, la morte. Questa scrittrice dilaniata dall’orrore della scomparsa prematura di sua figlia adolescente, è arrivata a cambiare il suo stile di scrittura. Lei vuole scrivere solo con talento. La morte è talmente atroce e definitiva che solo il talento può a sua volta annientarla. Rita El Khayat, autore di numerosi libri, rifiuta oggi di avere un sesso, quello della letteratura femminile, e una restrizione, quella delle sue origini che la relega nella letteratura magrebina d’espressione francese.
Lei vuole unirsi ai paradisi della scrittura di Rosamund Lehmann, inglese, di Geneviève Jurgensen, francese, di Yuko Tsuchima, giapponese, di Alma Mahler, austriaca, tutte donne disperate per aver perduto i loro figli. La violenza della sofferenza ha distorto la chiave antica della creazione scialba e poco esigente.
Questa scrittrice le cui radici affondano nell’Oriente della fatalità ha le frondosità scapigliate verso l’Occidente, la Metafisica e le Galassie.
 
 
 

lunedì 10 febbraio 2014

La mia maledizione, di Alessandra De Roma

La copertina del libreo edito da Einaudi, 2014





L'adolescenza è il tempo in cui si misurano gli spazi: del mondo fuori e dentro di sé. Ecco il motivo per cui Emilio si aggira per Nuoro sentendosi una «creatura di un mondo diverso gettata per palese ingiustizia in un ricettacolo di barbarie». Forse perché arriva da Oristano, forse perché è ricco, forse perché è figlio dell'ingegner Corona, che ha costruito mezza Sardegna. Pasquale Cosseddu, invece, è «la Fogna»: indossa maglioni dozzinali, in testa ha un groviglio di capelli sporchi, e puzza terribilmente. Solo quando si arrampica sugli alberi o si rotola nelle foglie la sua vera indole - di capra, o di angelo - si rivela. Non c'è ragione al mondo per cui debbano diventare amici. Ma quando si ritrova Cosseddu come compagno di banco, Emilio intuisce, e volontariamente sceglie, la sua maledizione. Alessandro De Roma affronta di petto una storia colma di cattiveria e di dolcezza: le prove generali della vita adulta. La Sardegna urbana degli anni Novanta, lontana dal folklore, fa da sfondo a un romanzo potente, sottile nello scavo psicologico, che parla alla parte piú profonda di tutti noi: quella che - per convenienza, vergogna, o semplice paura - preferiamo tenere nascosta. «Con Cosseddu io ero bambino e re del mondo. Quello era il dono che lui aveva fatto a me, mentre io gli davo la tenerezza che non avrebbe potuto trovare altrove. Correvamo sui muschi scivolosi e cadevamo rialzandoci senza lamentarci del dolore; e in questo esercizio lui era mille volte piú bravo di me».
«Era un tempo di attesa fatto di moltissime ore e giorni, animato da un rancore inesprimibile e astratto e, piú di ogni cosa, dalla paura: di sbagliare, di essere meno intelligente degli altri, niente affatto simpatico. Gli anni dorati dell'adolescenza». 



(www.einaudi.it)