"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

venerdì 31 gennaio 2014

Come fossi solo, di Marco Magini

La copertina del libro edito da Giunti Editore 2014
 

 
 
 

 
 
 
Nel libro:
 
"Irina non ha capito perché sono qui. Lei che si era innamorata di un capellone con la chitarra in mano e lo
vede adesso con la terza divisa indosso. In fondo, a chi dovrei fare la guerra, io? Io che dovrei essere considerato un vero jugoslavo, un pezzo quasi unico. Sono nato a po-chi chilometri da qui, nella parte a
maggioranza serba della Bosnia Erzegovina da genitori croati. Non che questo facesse una gran differenza per me. La mia generazione non si è mai domandata se la ragazza con la quale uscivamo fosse serba o croata, o se il compagno di squadra fosse musulmano".
 
 
 
«A Srebrenica l’unico modo per restare innocenti era morire».
Marco Magini, l’autore di questo romanzo, era un ragazzo durante l’ultima guerra di Jugoslavia, quando i telegiornali raccontavano un conflitto di violenza indicibile, quando, per la prima volta, sentì pronunciare il nome di Dražen Erdemovic.
A sua volta solo un giovane uomo.
Più precisamente, un ventenne costretto a combattere una guerra voluta da un’altra generazione, messo davanti alla storia o Storia: quella che cambia i confini, le politiche e le possibilità. Quella che, certe volte, ti porta a dovere prendere una scelta, comunque dolorosa, come in un’antica tragedia greca.
Da qui, da un incontro doloroso, nasce la vicenda di questo romanzo che racconta il più grave dei fatti storici seguiti in Europa alla conclusione della seconda guerra mondiale: la strage di Srebrenica.
E, naturalmente, il dramma di molte coscienze costrette a rinunciare a un cammino di giustizia. La scelta di uno dei più drammatici momenti della storia europea recente, insieme al modo emotivamente coinvolgente di raccontarlo, fanno di questo testo un testo speciale. La rievocazione del massacro e del successivo processo presso il Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia è affidata a tre voci che si alternano in una partitura ben scandita.
La voce del magistrato spagnolo Romeo González che rievoca lo svolgersi del processo seguito, evidenziando le motivazioni non sempre etiche e limpide che determinano una sentenza. Nell’eterno dibattersi tra ubbidire a leggi fratricide o ribellarsi appellandosi ai diritti inviolabili dell’uomo, viene fuori solo un’immagine povera e burocratica dell’esercizio della legge.
Al giudice González si affiancano le voci di Dirk, casco blu olandese di stanza a Srebrenica, rappresentante del contingente Onu colpevole di non avere impedito la strage, e quella del soldato serbo-croato Dražen Erdemovic, vero protagonista della storia, volontario nell’esercito serbo, che fu l’unico a confessare di avere partecipato al massacro, l’unico processato e condannato.
Per innamorarsi ancora del futuro le nuove generazioni dovranno fare i conti con il passato scomodo di anni a noi vicini.
 
(Libro premiato col "Premio Italo Calvino" e recensito da importanti riviste e quotidiani nazionali)
 
 
 

giovedì 30 gennaio 2014

Il demone di Nietzsche, di Stefan Zweig

La copertina del libro edito da Medusa Edizioni, 2014 







Dalla prefazione di Armando Torno: 

"Zweig entra nella vita di Nietzsche per scrivere la sua 'tragedia senza personaggi', per osservarlo nelle camere mobiliate e povere che diventano la vera dimora di colui che farà danzare Zarathustra, per controllarne la fortissima miopia (i suoi occhi 'tre quarti ciechi') o per misurare la violenza dei sonniferi, giacché in due mesi consuma cinquanta grammi di idrato di cloralio per propiziarsi la quiete del sonno. Si sofferma sui nervi, sui dolori terribili di cui soffre ('fuoco di fucileria' contro la sua carne) per quell''unica malattia che per vent'anni continua a scavare il cunicolo fin sotto la cittadella del suo spirito e lo fa poi saltare all'improvviso'. Lo osserva a tavola, nei momenti di ricreazione: 'il tè dev'essere di una determinata marca e di una particolare qualità; la carne è pericolosa; i legumi devono essere preparati in un certo modo'; insomma, a poco a poco questo 'eterno far da medico e diagnosticare assume un carattere morboso di solipsismo'. Nietzsche, 'don Giovanni della conoscenza', nel suo entusiasmo crede di godere di una 'suprema sanità', ma il suo grande spirito ha creato un''autosuggestione', si è convinto di essere sano attraverso una 'salute inventata'. Di più: Zweig coglie già allora quello che i professori capiranno con qualche decennio di ritardo, ovvero l'impossibilità di formulare un giudizio definitivo sul pensiero di Nietzsche, sui suoi fini, sul 'sistema' che non si trova".



(www.ibs.it) 

mercoledì 29 gennaio 2014

Doctor Sleep, di Stephen King

La copertina del libro edito da Sperling & Kupfer







In libreria il sequel del romanzo del 1977 da cui Stanley Kubrick ricavò il celebre film:

Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell'Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, fi nalmente, è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l'indispensabile conforto fi - nale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor Sonno. Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining. Uno scontro epico tra il bene e il male, una storia agghiacciante e meravigliosa, un ritorno al fantastico e all'horror dei primi lavori di King. Doctor Sleep inquieta e fa paura, ma soprattutto commuove ed emoziona.
 
 
 

martedì 28 gennaio 2014

FLIRT, di Laurell K. Hamilton

La copertina del libro edito da NORD, 2014
   








La bizarra avventura di  Anita Blake:
 
Per via del suo lavoro di Risvegliante, Anita Blake riceve spesso richieste a dir poco bizzarre. Ma non le era mai capitato che, nell’arco di poche ore, un uomo e una donna le domandassero di riportare in vita il rispettivo coniuge: il primo perché non sopporta l’idea di vivere senza la moglie, l’altra per vendicarsi del marito dopo anni d’infedeltà. Anita ovviamente si rifiuta di mettere i suoi poteri al servizio di capricci personali, tuttavia, non appena si allontana dalla sede della Animators Inc, viene affiancata da due leoni mannari, i quali la informano che Micah, Nathaniel e Jason sono sotto il tiro di tre cecchini, pronti a fare fuoco se lei si rifiuterà di seguirli. La Sterminatrice si lascia quindi condurre in un cimitero, protetto da un incantesimo capace d’interrompere il suo contatto mentale con Jean-Claude, e scopre che i rapitori sono stati assoldati da una delle persone che lei aveva messo alla porta quella mattina. Anita non ha scelta: se non vuole perdere gli uomini più importanti della sua vita, deve obbedire agli ordini… 




(www.editricenord.it)

Il complesso di Telemaco, di Massimo Recalcati

La copertina del libro edito da Feltrinelli





Edipo e Narciso sono due personaggi centrali del teatro freudiano. Il figlio-Edipo è quello che conosce il conflitto con il padre e l’impatto beneficamente traumatico della Legge sulla vita umana. Il figlio-Narciso resta invece fissato sterilmente alla sua immagine, in un mondo che sembra non ospitare più la differenza tra le generazioni. Abbiamo visto cosa significa l’egemonia del figlio-Narciso: dopo il tramonto dell’autorità simbolica del Nome del Padre, il mito dell’espansione fine a se stessa ha prodotto la tremenda crisi economica ed etica che attraversa l’Occidente. Le nuove generazioni appaiono sperdute tanto quanto i loro genitori. Questi non vogliono smettere di essere giovani, mentre i loro figli annaspano in un tempo senza orizzonte, soli, privi di adulti credibili. Esiste un al di là del figlio-Edipo e del figlio-Narciso?
Esiste un al di là della guerra tra le generazioni e dell’individualismo senza speranza? Telemaco, il figlio di Ulisse, attende il ritorno del padre; prega affinché sia ristabilita nella sua casa invasa dai Proci la Legge della parola. In primo piano non è qui il conflitto tra le generazioni (Edipo), né l’affermazione edonista e sterile di sé (Narciso), ma una domanda inedita di padre, una invocazione, una richiesta di testimonianza che mostri come si possa vivere con slancio e vitalità su questa terra.
Nel nostro tempo nessuno sembra più tornare dal mare per riportare la Legge sull’isola devastata dal godimento mortale dei Proci. Il processo dell’ereditare, della filiazione simbolica, sembra venire meno e senza di esso non si dà possibilità di trasmissione del desiderio da una generazione all’altra e la vita umana appare priva di senso. Eppure è ancora possibile, nell’epoca della evaporazione del padre, un’eredità autenticamente generativa: Telemaco ci indica la nuova direzione verso cui guardare, perché Telemaco è la figura del giusto erede. Il suo è il compito che attende anche i nostri figli: come si diventa eredi giusti? E cosa davvero si eredita se un’eredità non è fatta nè di geni nè di beni, se non si eredita un regno?



(www.feltrinellieditore.it)

lunedì 27 gennaio 2014

La continentale, di Silvana La Spina

 
La copertina del libro edito da Mondadori



 


 Dal 14 gennaio 2014 in libreria:

La continentale è una donna del Nord - bella come un'attrice del cinematografo, bionda - il cui promettente futuro si incrina il giorno disgraziato in cui sposa un siciliano. È allora che lascia Padova e si trasferisce in Sicilia, dove vive per tutta la vita coltivando un'avversione profonda per la terra che l'ha accolta e per tutti coloro che la abitano. A rievocare quell'ostilità, che ha la forza, l'assurda, incolmabile energia del pregiudizio, è la figlia, che si muove tra il punto di vista consapevole della scrittrice che oggi è diventata e quello disarmante della bambina che è stata.
Una bambina divisa dunque tra Nord e Sud, tra madre e padre. Ma che, a dispetto di tutti i pregiudizi, vive un'infanzia luminosa, tra cicale ubriache di sole e corse sfrenate, riti arcaici, feste religiose, dissidi tra il sindaco e il parroco degni di Guareschi, giochi in piazza con bambini cenciosi e pidocchiosi, tra cui lei scatena risse e rivalità... perché lei è la figlia della continentale, come a dire una privilegiata. Ma anche un ibrido, un'assurdità, una sorta di mostro.
Silvana La Spina trasporta un tema molto noto e molto sensibile per ogni italiano, il rapporto Nord-Sud, dal terreno dello scontro tra fazioni a quello intimo della famiglia. Una prospettiva inedita che le consente di scrivere una storia drammatica e originalissima, che ha l'immediatezza bruciante di un mémoire e l'architettura sapiente del romanzo. Ne deriva una narrazione scattosa, rapida, paradossale, amara, dolente e divertita. Pazza. Una "corda pazza" pizzicata dalle dita di una scrittrice siciliana capace di guardarsi dal "dentro" più buio e dal "fuori" più distaccato.
Perché, come è noto, molti grandi e giovanili dolori possono rovesciarsi, con il tempo, con il lavoro dell'arte, in un'inguaribile, pietosa ricchezza.
Essere italiani e leggere questo libro può fare male, perché nel radicale antimeridionalismo della continentale non si rivela solo una biografia accecata dall'eccesso, ma una ferita mai cicatrizzata nel tessuto nazionale: l'eterna frattura tra Nord e Sud.



(www.librimondadori.it)

La vita delle cose, di Remo Bodei

La copertina del libro edito da Laterza 








Bodei segue la distinzione tra oggetti e cose, dove le cose sono ciò verso cui si ha un investimento affettivo, mentre gli oggetti sono semplicemente ciò che si contrappone ai soggetti. Le nature morte, cui Bodei dedica alcune tra le pagine più belle di questo libro, sono la massima espressione della caducità, perché gli oggetti trionfano sulla morte, i soggetti no, a meno che si facciano imbalsamare diventando oggetti resistenti. Maurizio Ferraris, "Il Sole 24 Ore"
Questo volume ha qualcosa di eccezionale e sorprendente, anche se parte da un'osservazione che tutti in un certo momento della vita abbiamo fatto: gli oggetti vivono dentro di noi ma hanno anche una loro vita indipendentemente da noi. Bodei tocca e scioglie una serie di nodi che spesso impigliano la nostra mente e i nostri pensieri. Eugenio Scalfari, "L'espresso"
Semplici cose. Oggetti nudi, ancora nuovi o già logori, intatti o consumati, comunque destinati all'insignificanza e alla distruzione. È questo il destino delle cose? O esiste un altro sguardo su di esse, capace in qualche modo di riscattarle dal loro ruolo anonimo e inerte? È questa la domanda, intensa e originale, che pone Remo Bodei in questo libro. Roberto Esposito, "la Repubblica".


(www.laterza.it)

domenica 26 gennaio 2014

Ci vediamo lassù, di Pierre Lemaitre

 
La copertina del libro edito da Mondadori


 



Sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra, nel 1918 Albert e Édouard si ritrovano emarginati dalla società. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, proprio alla fine del conflitto viene salvato sul campo di battaglia da Édouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed eccentrico, dalle notevoli doti artistiche. Dopo il congedo, condannati a una vita grama da esclusi, decidono di prendersi la loro rivincita inventandosi una colossale truffa ai danni del loro paese ed ergendo il sacrilegio allo status di opera d'arte. Affresco di rara potenza evocativa, Ci rivediamo lassù è il romanzo appassionante e rocambolesco che racconta gli affanni del primo dopoguerra, le illusioni dell'armistizio, l'ipocrisia dello Stato che glorifica i suoi morti ma si dimentica dei vivi, l'abominio innalzato a virtù. In un'atmosfera crepuscolare e visionaria, Pierre Lemaitre orchestra la grande tragedia di una generazione perduta con un talento e una maestria impressionanti, inserendosi a pieno titolo nella tradizione di quei romanzieri capaci, da Dumas a Victor Hugo, di fondere la passione che si sprigiona dalle grandi storie con l'eccellenza letteraria.
Pierre Lemaitre, nato a Parigi, ha insegnato per molti anni letteratura e ora è scrittore e sceneggiatore. Con i suoi romanzi, tutti premiati da critica e pubblico, si è imposto come uno dei grandi nomi del noir francese. Le sue opere sono tradotte in più di venti lingue e i diritti sono stati acquistati dal cinema. Nel 2011 Mondadori ha pubblicato Alex. Vincitore del Prix Goncourt nel 2013, Ci rivediamo lassù è stato eletto miglior romanzo dell'anno dalla rivista "Lire".


(www.librimondadori.it)

sabato 25 gennaio 2014

Il buddismo. Storia di un'idea, di Florinda De Simini

La copertina del libro edito da Carocci Editore, 2014




Quali sono, in prospettiva storica, le dinamiche che hanno con­dotto all’elaborazione della moderna nozione di “buddhismo” favorendone, col tempo, l’introduzione nell’ambito del panora­ma religioso e dell’immaginario occidentali? Ricchissimo di in­formazioni, il testo fornisce un’approfondita introduzione ad al­cuni concetti chiave della dottrina buddhista e al modo in cui si è diffusa in Asia e in Occidente, offrendo numerosi spunti per ul­teriori approfondimenti.
 
 
 

venerdì 24 gennaio 2014

Politica per un figlio, di Fernando Savater

La copertina del libro edito da Laterza






Un altro imperdibile contributo del filosofo Fernando Savater:

«Caro figlio, in questo libro cercheremo di riflettere un po’ sul fatto fondamentale che gli uomini non vivono isolati, ma riuniti in società. Parleremo del potere e dell’organizzazione, del mutuo soccorso e dello sfruttamento dei deboli da parte dei forti, dell’uguaglianza e del diritto alla differenza, della guerra e della pace. Parleremo delle ragioni dell’obbedienza e di quelle della ribellione. Tu mi conosci: anche se in questo libro penso di schierarmi del tutto apertamente da una parte o dall’altra, qualora mi vada di farlo, non ho intenzione di fare la morale alla fine su chi sono i ‘buoni’ e chi i ‘cattivi’. Andremo alla ricerca delle questioni fondamentali, di ciò che è in gioco nella politica e non di ciò a cui giocano i politici».
 
 
(www.laterza.it)

Lei se ne va, di Gaetano Talamo

 
La copertina del libro edito da Lupo, 2014


 



Novità 2014:
 

Prefazione di don Luigi Ciotti
 
Le mura da abbattere non sono solo quelle visibili dei residui manicomiali o quelle camuffate di alcune residenze protette; le più difficili da abbattere sono quelle culturali della sordità e dell’apatia emotiva, della superficialità e della disattenzione, del pregiudizio e dell’indifferenza.
Antonella è un’infermiera tirocinante presso l’unità di igiene mentale di un ospedale emiliano; dialogando con un ragazzo, diventato anoressico per amore, scopre gli abusi patiti e altri intimi traumi. Gloria, una madre-coraggio, vive quotidianamente la sofferenza della figlia affetta da disturbi psichici. Ciccio, ragazzo con la passione per i Beatles, inveisce contro il suo idolo Paul McCartney, reo di non dividere i suoi guadagni con lui. La Nuova Cucina Organizzata, il cui nome sbeffeggia l’organizzazione mafiosa di Raffaele Cutolo, abbatte definitivamente recinti e pregiudizi, e genera un originale ricongiungimento umano attraverso il cibo. Queste e tante altre sono le testimonianze di un micro-universo quasi sconosciuto in cui pazienti, medici, parenti, operatori, si raccontano dando corso a un’opera che oltre a descrivere minuziosamente il disagio mentale, s’impernia sull’utilità dell’ascolto. “Ascoltando, ascoltarsi”… vuol dire concedersi un’altra occasione esistenziale.



(www.lupoeditore.it)

giovedì 23 gennaio 2014

La dignità ferita, di Eugenio Borgna

La copertina del libro edito da Feltrinelli, 2013
 
 
 
 
 
Dicono del libro:
 
Uomo e medico capace di un ascolto straordinario, percorre con assorta attenzione quella regione dell'anima come al confine tra l'ombra e la grazia.
(Marina Corradi, Avvenire)
 
In queste pagine appassionate, coinvolgenti, del corpo ferito dalla malattia si parla innanzitutto come dell'espressione di un'intimità dell'anima oltraggiata dalla perdita della fiducia e della speranza.
(Luciana Sica, Repubblica)
 
Eugenio Borgna oltre che grande psichiatra è un umanista nel senso autentico del termine. In questo magnifico saggio egli indaga i fondamenti etici della dignità umana, riflette sui modi in cui si è curati, analizza i fenomeni del dolore e della malattia. L'autore si china sulla fragilità del malato, fisico e psichico, per raggiungere "una più umana comprensione del lato oscuro dell'essere".
(Corrado Augias, Il Venerdì di Repubblica
)



Eugenio Borgna affronta "la dignità", valore etico fondamentale:

L’ombra e la grazia si possono considerare categorie esistenziali, metafore, per esprimere la dignità ferita e quella salvata. L’ombra è l’altra faccia della luce, come la pesantezza lo è della grazia. Vi è qualcosa di misterioso in tale intrinseca relazione tra lacrime e sorrisi, tra tristezza dell’anima e apertura alla speranza, a cui Eugenio Borgna presta attento ascolto e dà voce, riflettendo sulla dignità della persona, sul suo valore, nelle sue varie declinazioni, umbratili e luminose. La dignità è un valore etico fondamentale ed è la fonte dei diritti umani, tuttavia è stata crudelmente lacerata nel corso della storia, non ultima da quella psichiatria che ha distinto le vite degne di essere vissute da quelle che non lo sarebbero. Il problema del rispetto dell’altro si ripropone nell’ambito della cura, al centro della quale sta la fragilità del malato, fisico o psichico, esposto alla sofferenza della malattia e all’angoscia della morte. Il discorso sulla dignità non concerne solo l’aspetto doloroso dell’ombra, riguarda anche l’attesa del futuro e dell’ignoto. Le attese altrui vanno riconosciute e rispettate, per non fare al prossimo quanto non vorremmo fosse fatto a noi. Siano esse le attese di chi sta male o di chi per qualche ragione sia vulnerabile, occorre rispettarne la fragilità e la sensibilità, le quali non potranno proteggere la dignità dai colpi inferti dalla vita, ma consentono una più acuta e umana comprensione del lato oscuro dell’essere, della parte invisibile delle cose, dando insieme risposta al bisogno di accoglienza delle persone. Queste dovrebbero essere sempre considerate degne di gentilezza d’animo e di mitezza, di ascolto e di condivisione della loro gioia, e della loro sofferenza. Nella consapevolezza che negli abissi dell’anima si scorge il senso profondo del nostro destino.
 
 
 

mercoledì 22 gennaio 2014

L'eredità di Auschwitz. Come ricordare?, di Georges Bensoussan

La copertina del libro edito da Einaudi, 2014





Un'emozionante testimonianza per non dimenticare "Novità Einaudi":

In questa nuova edizione dell'Eredità di Auschwitz - in molte parti riscritta e ampliata - Georges Bensoussan indaga con sguardo acuto e lucido non tanto la dinamica della shoah come fatto storico, quanto il modo in cui la civiltà occidentale ha gestito e gestisce la memoria dell'evento: una memoria spesso mistificante e conciliatrice, che tende ad attenuare il portato traumatico dell'accaduto, piuttosto che farsi responsabilità bruciante. Per eludere le trappole della retorica è necessario - secondo Bensoussan - iniziare a prendere in considerazione le questioni politiche che questa storia solleva, a cominciare dal problema del suo insegnamento alle generazioni presenti e venture, e adottare un approccio critico che potrebbe anche apparire impopolare: la shoah è stata un'aberrazione imprevista e unica nel corso della Storia, o piuttosto una sua inevitabile evoluzione? 


Tante (forse troppe) volte commemorando lo sterminio degli ebrei perseguito dal regime nazista concludiamo con un «Mai piú» pericolosamente sospeso, impreciso. L'immensa barbarie della shoah spesso ci ammutolisce, riduce le nostre parole a una balbettante invocazione e ci impedisce di spiegare con chiarezza quanto accaduto. E, invece, ciò di cui la Storia ha assoluto bisogno non è uno sterile «dovere di memoria» ma un dovere di rigore storico che insegni a chi ancora non sa come e quando quell'atrocità si è consumata.



(www.einaudi.it)

Di cosa parliamo quando parliamo di filosofia?, di Stefano Cazzato

La copertina del libro edito da Giuliano Ladolfi Editore




Cos'è la filosofia secondo alcuni filosofi moderni e contemporanei: 

Parlare di filosofia mi entusiasma sempre, ma “Di cosa parliamo quando parliamo di filosofia?”. È il titolo del testo di Stefano Cazzato che dopo anni di insegnamento nei licei tenta di dare forma ad una disciplina totalizzante, estremamente complessa, dal momento che ha a che fare con l'esistenza, con il tutto. Si legge: «la filosofia riguarda l'identificazione e l'affinamento delle armi logiche e dialettiche che sono la base di tutto ciò che è conoscibile».
L'autore utilizza un modo originale ed esaustivo di parlare di filosofia attraverso il punto di vista di cinquanta pensatori. Scinde il pensiero del filosofo dal testo e in successione dal momento analitico. Nulla è superfluo e intentato, ogni punto di vista è spiegato in modo esauriente e abbondantemente adeguato per raggiungere lo scopo prefisso da Cazzato.
È bellissima l'espressione di Hannah Arendt sulla filosofia: «La filosofia nasce dallo stupore, dalla meraviglia. La scintilla che fa scattare la filosofia è il desiderio, l'amore, la curiosità per quanto sovrasta l'uomo, cioè per l'eterno e l'ignoto». Ed ancora secondo Norberto Bobbio il filosofo è sempre in cammino, è sempre aperto al dubbio, “il porto cui arriva è soltanto una tappa di un viaggio senza fine, e occorre sempre tenersi per salpare di nuovo”. (p. 61). In fondo la metafora del viaggio coincide con l'esistenza di ogni essere umano che animato da spirito di ricerca dovrebbe quotidianamente esplorare, ricercare, conoscere più verità condividendo i valori dell'integrazione, del pluralismo, della libertà.
Pertanto la filosofia ha bisogno di libertà per espandersi e crescere. Ha bisogno di cercare un abito che sia degno della vita. (H. Bergson)    
Di cosa parliamo quando parliamo di filosofia?”: forse amplierà i dubbi, forse ne chiarirà qualcuno, ma ciò che importa è che ci sia la spinta evolutiva in ogni individuo di muoversi, di cercare, di essere animato di entusiasmo per dare un senso alla vita e interrogandosi sul tutto sperare almeno di comprenderne una parte.
Dewey ad esempio è convinto che la scuola invece di trasmettere sterili conoscenze, abbia il compito di insegnare a pensare, di formare nell'individuo capacità riflessive, critiche e operative.  A ben vedere la democrazia, per sopravvivere, ha urgente bisogno di individui competenti e consapevoli che siano in grado di capire i cambiamenti, di partecipare alla vita pubblica e di contribuire al progresso sociale. E allora sorge spontaneo domandarsi se sarà per questo motivo che si fa poco o nulla per la scuola, la cultura, per istruire? Si preferisce un popolo ignorante piuttosto che colto, attento, critico, propositivo, chissà, destituirebbe molti politici inchiodati alle loro poltrone. Meglio regredire che progredire?
Martha Nussbaum evidenzia come la filosofia e il sapere umanistico siano necessari per promuovere una democrazia umana, sensibile verso l’altro, intesa a garantire ad ognuno le giuste opportunità di «vita, libertà e ricerca della felicità». Quando il ragionamento non prevale le persone sono facilmente ingannate e a tal proposito l'atteggiamento socratico umile, disponibile, e autenticamente democratico è quantomai necessario nella società attuale affinché si educhi al ragionamento e non ai numeri.
Quanti dubbi, ma anche tanto coraggio, impegno, ricerca di un dialogo aperto, costruttivo come dimostra ampiamente lo studio di Stefano Cazzato.
Leggere, comprendere che la filosofia non deve e non può congelare i pensieri, non può perdersi in questioni teoriche che non hanno un'efficacia positiva sulla vita, che sono ideali, astratte (K. Popper), è fondamentale così come assumere il ruolo che le compete ossia “euristico”, di ricerca continua del tutto in modo tale che uomini e donne allo stesso modo siano guidati verso una conoscenza libera e pura al servizio dell'evoluzione morale e spirituale della comunità.
Ecco cosa si intende parlare di filosofia e questo e molto altro lo si legge in  “Di cosa parliamo quando parliamo di filosofia?” di Stefano Cazzato, spinto da un amore impellente per la filosofia che ha voglia di trasmettere e condividere con chiunque avverta liberamente l'esigenza di conoscere e amare la filosofia.



(di Alessandra Peluso, su www.affaritaliani.it/culture, 13 gennaio 2014)

martedì 21 gennaio 2014

Le cose che sai di me, di Clara Sànchez

La copertina del libro edito da Garzanti, 2014. 
 
 
 
 
«Un libro che mostra le luci e le ombre della vita. Un romanzo perfettamente costruito dove dietro ogni inganno c'è sempre una sconcertante rivelazione».
«La Razón»
 

Il piccolo pezzo di cielo che si intravede dal finestrino è di un azzurro intenso. Patricia è sull'aereo che la sta riportando a casa, a Madrid. All'improvviso la sconosciuta che le è seduta accanto le dice una cosa che la sconvolge: «Qualcuno vuole la tua morte». Patricia è colpita da quella rivelazione, ma poi ripensa alla sua vita e si tranquillizza: a ventisei anni è realizzata, felicemente sposata e con un lavoro che la porta a girare il mondo. Niente può turbare la sua serenità. È sicura che quella donna, che dice di riconoscere le vibrazioni emanate dalle persone, si sbaglia.
Eppure a Patricia, tornata alla routine di sempre, iniziano a succedere banali imprevisti che giorno dopo giorno si trasformano in piccoli incidenti. Incidenti che stravolgono le sue abitudini e il suo lavoro.
Non può fare a meno di ripensare alla donna dell'aereo e alle sue parole. Parole che a poco a poco minano le sue certezze. Vuole sapere se è davvero in pericolo. Vuole scoprire chi desidera farle del male, e quando il sospetto cresce dentro di lei, inizia a guardarsi intorno con occhi diversi, dubitando delle persone che ha vicino. Sente che tutto il suo mondo sta crollando pezzo dopo pezzo, ma deve trovare il coraggio di resistere: la minaccia è più vicina di quanto immaginasse. Però deve essere pronta a mettere in discussione tutta la sua vita, a leggere dentro sé stessa. Perché anche la felicità ha le sue ombre. Anche un cielo senza nuvole può dar vita in un attimo a una terribile tempesta.

Con Le cose che sai di me, Clara Sánchez si è aggiudicata il Premio Planeta, il più importante riconoscimento letterario spagnolo. In Italia, grazie al sorprendente successo del Profumo delle foglie di limone e di Entra nella mia vita, l'autrice ha conquistato un milione di lettori, dominando le classifiche. Nel suo nuovo romanzo, da mesi al numero uno incontrastato dei bestseller spagnoli, esplora la realtà nel profondo, lì dove la sicurezza vacilla e gli inganni si svelano. Una storia che ha sconvolto i lettori per la sua intensità. Scoperte e rivelazioni inaspettate, tradimenti ed emozioni nascoste in un romanzo che insegna come il cielo non abbia un colore solo.
 
 
 
 
 
 
 

 

Ultimo requiem, di Mimmo e Nicola Rafele


La copertina del libro edito da Longanesi, 2014.





La trama e le recensioni di Ultimo Requiem, romanzo di Mimmo Rafele e Nicola Rafele edito da Longanesi. Ultimo Requiem di Mimmo e Nicola Rafele è un trascinante romanzo sulla sanguinaria passione del potere e sugli ultimi decenni della nostra storia. Sulla scia di Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, I cento passi, Romanzo di una strage, Pasolini, un delitto italiano di Marco Tullio Giordana e Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, Ultimo Requiem è la risposta che un padre e un figlio hanno voluto dare al loro bisogno di verità su uno dei più atroci misteri italiani. Carlo Settembrini è commissario alla questura di Bologna quando, il 2 agosto 1980, esplode la bomba alla stazione. Carlo indaga, ma ancora non sa che si troverà a combattere un nemico sfuggente e potentissimo. Un nemico che ha tanti volti, e uno di quei volti è lo Stato. Sergio Russo in quell’esplosione ha perso la donna che ama. Il suo futuro di magistrato sarà all’insegna della ricerca della verità e del desiderio di vendetta. Matteo Sabato compie 18 anni pochi giorni dopo la strage. È nato in una famiglia mafiosa, ma il potere che suo padre ha accumulato all’ombra del boss Stefano Bontate non gli basta, vuole di più. Comincia così una sfida infernale che durerà 13 anni e attraverserà tutti gli snodi più drammatici della storia italiana recente: dalle stragi di Stato fino alle bombe del ’92-’93, dal ferimento di papa Wojtyla alla morte di Falcone e Borsellino, dalla scoperta degli elenchi della P2 a Tangentopoli, dal declino della Prima repubblica fino all’ascesa di un nuovo potere che comanda ancora oggi.
 
 
 

lunedì 20 gennaio 2014

I fratelli Rico, di George Simenon

La copertina del libro edito da Adelphi, 2014






Un tema scottante "la mafia" affrontato da un letterato francese: tra suspense e brivido

Sono cresciuti nelle strade di Brooklyn, i tre fratelli Rico; e lì hanno cominciato, ciascuno a modo suo, a lavorare per l'«organizzazione»: Tony, il minore, si limita a guidare le macchine, Gino è diventato un killer e Eddie, il maggiore, un piccolo boss di provincia. Eddie vive in Florida, ha una bella casa, una bella moglie, tre belle figlie. Controlla il settore del Golfo del Messico, e tutti lo rispettano, dai gestori di sale da gioco agli sceriffi. È soddisfatto della sua vita, è certo di essersela meritata. E non gli è mai importato, neanche da ragazzino, che gli avessero affibbiato quel soprannome vagamente sprezzante, il Ragioniere. Perché Eddie ha sempre fatto bene i suoi conti, non ha mai infranto le regole, né ha mai parlato più del necessario: ha rigato dritto, insomma. Così, quando gli dicono che il fratello minore ha sgarrato, che dopo aver partecipato a un sanguinoso regolamento di conti è scomparso dalla circolazione e si è sposato senza chiedere il permesso – e starebbe perfino meditando di collaborare con la polizia –, non esita un istante a mettersi in viaggio per cercare di ritrovarlo. Loro gli hanno detto di suggerire a Tony di cambiare aria per un po', di andarsene in Sudamerica, o forse in Europa, dai parenti siciliani. E lui ci ha creduto. O comunque, ha deciso di crederci... Con questa impeccabile storia di gangster, usando tutti i topoi e gli stereotipi del genere, Simenon vince una sorta di scommessa: scrive cioè un romanzo di ambientazione mafiosa all'altezza di quelli dei suoi grandi colleghi americani – e al tempo stesso una storia che ha la potenza della tragedia antica.
 
 

VIVI. La libertà di essere felice, di Lorenzo Lunardi

La copertina del libro edito da Giuliano Adolfi Editore, 2014
 
 
 
 
 
Questi sono tempi di crisi e di decadenza. Noi ci sentiamo così tartassati, sfruttati, oppressi e non certo liberi. In questa situazione, parlare di felicità potrebbe apparire ipocrita e fuori luogo. Le persone, generalmente, hanno ormai abbandonato sogni e aspirazioni, anche i più giovani. Nessuno cerca più davvero la felicità, mente l’infelicità e lo stress sono ben noti a tutti. Chiunque è ormai pressato dai problemi del nostro vivere globale, pieno di tensione e di incertezza, anche se la fonte di questi disturbi è molto lontana dal noi e dal nostro mondo.
L’obiettivo di queste pagine non è quello di rendere tutti felici, bensì cercare di dare un significato all’esistenza e alla felicità stessa; soprattutto l’intento è quello di farci rendere consapevoli di chi sia il maggiore responsabile della nostra infelicità e quindi identificare colui che ha il potere più grande per guidarci verso il benessere e l’equilibrio psico-fisico. Riacquistare la gioia di vivere, la positività, la creatività e l’entusiasmo, soprattutto la libertà intellettiva del pensiero: questi sono gli scopi. Sono traguardi tutt’altro che semplici e scontati che, però, si possono raggiungere proprio grazie alla consapevolezza.
 
(Per sfogliare l'anteprima consultare: www.giulianoadolfieditore.it)


domenica 19 gennaio 2014

Pasolini e l'interrogazione del sacro, a cura di Angela Felice e Gian Paolo Gri

La copertina del libro edito da Marsilio, 2014





Il "sacro" in Pier Paolo Pasolini:
"Cose divine" è, in Pasolini, l'altro nome del sacro. Rimanda al senso dell'ulteriore, dell'eccedente (ma per ciò stesso anche del primigenio e dell'autentico) rispetto alla capacità di comprensione, controllo e realizzazione degli uomini. Ben prima delle grossolane distinzioni tra fede e scienza, tra credenti e non credenti, il sacro è la dimensione da cui attingono e verso cui tendono l'aspirazione al bello e al buono, la capacità di stupirsi, la sete d'amore, la pietas solidale, l'anelito di giustizia, la consapevolezza del tanto di misterioso che ogni vita possiede. Il sacro come domanda, non corredo di riposte; il sacro come attesa e scarto. Per Pasolini un doppio impegno: su un versante lo sguardo sulle cose divine che si rivelano nell'ambiguità, ma anche la loro spoliazione e il ritrarsi sconfitto dell'innocenza di fronte al cancro del consumismo (anche del consumismo del sacro) e di fronte al potere di un'economia e di una tecnica che non mostrano altro fine che l'autopotenziamento; sull'altro versante, lo sforzo disperato di preservarne "il senso" attraverso la dissacrazione degli idoli sostitutivi. La "scandalosa ricerca" di Pasolini lascia come eredità preziosa una rinnovata fioritura di simboli e miti che da sempre germogliano sulla frattura che si crea tra il tragico tempo della storia e i tempi delle origini e del non-ancora. Ed è questo il Pasolini "estremo" che qui si intende perlustrare da diverse angolazioni disciplinari...

Ci sono sorrisi..., di Ring Lardner

La copertina del libro edito da Passigli Editori, 2014





«Il mio scrittore preferito è mio fratello D.B., e subito dopo viene Ring Lardner. Mio fratello per il mio compleanno mi ha regalato un libro di Ring Lardner, subito prima che io andassi a Pencey. C’erano queste storie pazze e divertenti, e c’era quella storia di quel poliziotto addetto al traffico che si innamora di una ragazza carina che corre sempre troppo in macchina. Solo che il poliziotto è sposato, così non può sposarla né niente. Alla fine la ragazza muore, proprio perché corre troppo. Questa storia mi ha praticamente ucciso». (J.D. Salinger, Il giovane Holden)
 
Un mite poliziotto che si innamora di una ragazza in Cadillac, un autoritario impresario di musical di successo, le chiacchiere di giovani giocatori di baseball confinati perennemente in panchina, un marito di provincia perfetto ma insopportabilmente noioso, uno scrittore ubriacone che vuole suicidarsi... I temi di Lardner sono molteplici e tutti strettamente legati alla realtà americana degli 'anni ruggenti'. Un'ironia e un'umanità esplosive, una lingua nuova, non più letteraria ma 'come parla la gente'. Tutto questo è Ring Lardner, sublime, graffiante, irresistibile testimone dell'America degli anni Venti e Trenta.
In Italia due suoi racconti furono inseriti nella famosa antologia Americana (1941) a cura di Elio Vittorini e Cesare Pavese (e tradotti l’uno da Alberto Moravia e l’altro da Elio Vittorini stesso): poi Lardner è praticamente scomparso dall’editoria italiana. Non così negli Stati Uniti, dove questo grande innovatore ha avuto critiche eccellenti da Ernst Hemingway, da Virginia Woolf e da Francis Scott Fitzgerald, di cui fu grande amico e che a lui si ispirò per il personaggio di Abe North di Tenera è la notte.
 
 
 

sabato 18 gennaio 2014

Faust e Urfaust, di J.W. Goethe

 La copertina del libro edito da Feltrinelli, 2014





Un patto scellerato tra uomo e Diavolo: Faust e Mefistofele
 
Scritto nell'arco di sessant'anni, il "Faust" rappresenta uno dei punti più alti della letteratura mondiale di ogni tempo. Ispirata dalla figura storica di un alchimista tedesco vissuto nel XVI secolo, la vicenda è incentrata sullo scellerato patto che un uomo sapientissimo, Faust, stipula con un rappresentante del Diavolo, Mefistofele, al fine di poter accedere ai segreti più arcani del mondo. In vita Mefistofele servirà Faust con le sue arti magiche, per poi ottenerne in punto di morte l'anima e consegnarla alla dannazione eterna. Diverse sono le scene rese immortali dalla penna di Goethe: la seduzione attraverso mille espedienti di Margherita, il sabba delle streghe nella notte di Valpurga, l'Imperatore tedesco alle prese con l'inflazione, la disperata difesa della propria casa di Filemone e Bauci... Nonostante i mille misfatti e l'accordo sottoscritto con il Maligno, nel momento finale Faust verrà salvato grazie alla forza creatrice che muove l'universo: il principio femminile dell'Amore.
 
 

Colpevoli seduzioni, di Albes Torre

La copertina del libro edito da La Vita Felice





Un romanzo che farà parlare di sé:


Il libro si presenta come un incrocio tra la tradizione erotica orientale e la fabula atellana: ambientazioni chiuse e intime fanno da sfondo a incontri erotici che sconvolgono la morale ipocrita benpensante.

L’incidente di Maurizio in avvio di romanzo diviene l’occasione per la trattazione di numerose storie di vita immancabilmente legate in un sottofondo milanese brulicante di vita in superficie, ma dove sotto la maschera di una moralità dettata dall’importanza di una retta reputazione si celano pulsioni e fantasie estetizzanti che sanno condire e rendere più piccante una vita irrigidita dalla routine.

L’autore – da notare il fatto che si tratti di un autore: sensazionale novità rispetto alle ultime tendenze letterarie in tema di narrativa erotica – attraverso la vicenda di Milena-Maurizio-Elaine, ci invita inoltre a scoprire modi alternativi e coinvolgenti di “provare piacere”.


(http://www.lavitafelice.it)


venerdì 17 gennaio 2014

Dopo, di Koethi Zan

 La copertina del libro edito da Longanesi
 
 
 
 
 
 
Un nuovo Thriller sconvolgente:
 
Dopo la liberazione doveva essere tutto finito. Ma non è stato così. Sono passati dieci anni da quando Sarah è fuggita da quello scantinato, il teatro delle torture fisiche e psicologiche che Jack Derber le ha inferto per oltre mille giorni. Ma per Sarah non esiste ancora un «dopo»: vittima delle proprie fobie, vive rinchiusa nel suo appartamento di Manhattan. Fino a quando l’FBI non la informa che Jack Derber, accusato e imprigionato per rapimento, sta per essere rilasciato. Sarah non può consentirlo, perché lei sa. Sa che Derber non è soltanto un rapitore. È un assassino. Lo sa perché lei non era da sola, in quello scantinato. Con lei c’erano altre due ragazze, Christine e Tracy, e per i primi mesi di reclusione ce n’era stata anche una terza: Jennifer, la sua migliore amica. E Sarah sa, con certezza, che Jennifer è morta per mano di Derber. C’è una sola speranza, per tenere Derber in prigione: ritrovare il corpo di Jennifer. Per questo, Sarah deve trovare la forza di riallacciare i contatti con le altre sopravvissute, nonostante l’odio che loro provano per lei e nonostante i segreti che le dividono. Perché quel capitolo della loro vita non si è mai veramente chiuso. Perché quello che succede dopo è ancora più terribile. Dopo non parla della follia degli uomini, ma della forza delle donne decise a fare giustizia. E del coraggio di andare fino in fondo, mettendo in gioco tutto.
 
 
La recensione sul Corriere della Sera:
 
 
 
 
 

 

Michele Viterbo, Peucezio, 1943-1945, Eugenia Vantaggiato (Archivio di Stato di Bari)

La copertina del libro edito da Lupo Editore, 2014




Una mole di lavoro certosino, curato con l'impegno di diffondere una parte di storia dal punto di vista di un grande uomo, un giornalista, Michele Viterbo detto “Peucezio” che racconta nelle sue pagine di “Diario” gli avvenimenti che hanno riguardato l'Italia dal 1943 al 1945. Grazie all'attenzione dell'Archivio di Stato di Bari nella persona di Eugenia Vantaggiato, direttore dell'Archivio, all'interesse dei familiari si può entrare con garbo e discrezione nella vita di Viterbo e leggere le pagine del suo diario personale. Lodevole opera che conduce il lettore a fissare determinati accadimenti, il ruolo svolto dall'Italia in guerra, la vita estremamente misera della gente del meridione che Viterbo conosceva bene. Originario di Castellana Grotte, si spostava continuamente per lavoro anche in altri luoghi della Puglia. Scrive il primo articolo a sedici anni per il Corriere delle Puglia, oggi La Gazzetta del Mezzogiorno e fonda nel 1909 con Alfredo Violante, la rivista Puglia Giovane. Attivo e impegnato giornalista e lo dimostrano le numerosi fonti, molte delle quali si leggono nel suo “Diario”. Michele Viterbo compie un'analisi dettagliata e quantomai limpida dell'Italia degli anni della seconda guerra mondiale che vede Mussolini e Hitler insieme animati dall'idea di creare un impero, costata la vita a migliaia di vittime sacrificate e sono contenuti molti avvenimenti interessanti che riguardano l'arrivo delle truppe inglesi in Puglia, temuti perché dediti soltanto all'alcol. Si legge infatti: «Gli anglo-americani, soprattutto gli inglesi, non meritano di vincere. È gente che non vuole fare la guerra o la fa fare alle macchine, agli aerei, al denaro... e ai soldati di colore. (…). Sono buoni soltanto ad ubriacarsi». (pp. 103-104) Si vive l'angoscia della guerra, la partecipazione attiva in tutto ciò che accade come nel 1935 quando Viterbo va in missione a Parigi per assistere alla firma dell'accordo tra Laval-Mussolini e i podestà (com'era consueto) dalle maggiori città italiane si recarono a Parigi a portare doni. Una Francia amata dalla maggioranza degli italiani sino al 1919 quando a Versailles i francesi respinsero gli italiani e persino il poeta Carducci dedica dei versi: «Noi che t'amammo, o Francia...». (pp. 28- 29). È encomiabile che una testimonianza di tale levatura sia stata pubblicata e generosamente condivisa, perché queste fonti siano anche oggetto di studio e riflessione. Ciò che balza alla mente sono gli ideali e i valori indiscutibili di Viterbo e molti italiani che amano l'Italia e la vorrebbero libera, c'è unità, solidarietà e si nota mal volentieri come certe caratteristiche siano ancora oggi vigenti sia nell'italiano, come nell'inglese, così il francese per ciò che riguarda il modo di fare politica e affrontare le questioni impellenti come in uno stato di guerra. È interessante leggere la critica che Michele Viterbo muove a Badoglio, nella pagina di diario del 24 novembre del 1943. Scrive: «Badoglio ha costituito un ministero di vecchi. In un momento in cui c'è bisogno di polso fermo, di energia, di carattere, egli ha riesumato i Reale, i Cuomo, i De Caro, tutta brava gente dei tempi passati...». (p. 119). Inoltre sono contenute le lettere tra Badoglio, Viterbo e la moglie Anna che indicano un intenso rapporto di amicizia con il generale, le foto di momenti che meritano essere ricordati, in particolare disarmante è la foto di un soldato ritratto nel 1944 che monta la guardia tra le rovine di Montecassino, ossia compie il suo dovere, obbligo a quell'epoca, a vigilare sul niente. È un'immagine apocalittica che segna appunto il nulla di una guerra durata tantissimi anni tra la prima fase (1914-1918) e la seconda dove l'Italia con i suoi onerosi problemi, come la questione meridionale e mancanze ha dovuto soccombere e trainarsi con tutto ciò che ne ha conseguito. Appare quasi gattopardiana l'immagine dell'Italia, Francia, Germania, Inghilterra descritta da Viterbo, allora come oggi. L'archivio Viterbo – dichiarato di notevole interesse storico dalla Sopraintendenza Archivistica per la Puglia nel 1990 – è stato acquisito a titolo di donazione dall'Archivio di Stato di Bari ed è grazie alla sensibilità dei figli di Michele Viterbo, Silvia, Nicola e Donato che possiamo vantare di avere a disposizione una così importante e vasta testimonianza che non merita in alcun modo di essere trascurata.



(di Alessandra Peluso, in www.affaritaliani.it, culture, 17 gennaio 2014)

giovedì 16 gennaio 2014

Correva l'anno del nostro amore, di Caterina Bonvicini

La copertina del libro edito da Garzanti




Nel giardino di una villa, Olivia e Valerio giocano felici. Sono cresciuti insieme e da sempre sono amici inseparabili. Eppure provengono da mondi molto diversi: Olivia è l'erede di una ricca famiglia di costruttori, mentre Valerio è il figlio del giardiniere e della cameriera. Differenze profonde nell'Italia violenta e instabile degli anni Settanta. Differenze che per due bambini come loro non significano nulla. È in una sera speciale che, a cinque anni, Olivia e Valerio si danno il primo bacio. Ma dopo poco sono costretti a darsi anche il primo addio: Valerio si deve trasferire in un'altra città, passando di schianto dalla collina bolognese alla borgata romana. Da quel momento in poi la vita prova a separarli. Senza riuscirci: quello che li lega è troppo forte. Ma è un amore difficile da difendere, soprattutto se si prendono strade che portano ad allontanarsi: Olivia tende a perdersi in vite che non possono essere la sua e Valerio rinuncia ai suoi ideali per dedicarsi a una carriera che non gli appartiene, trascinato da un'Italia ormai pienamente berlusconiana. Eppure continuano a inseguirsi, a incrociarsi, a pensare l'uno all'altro. Perché due persone legate nel profondo, non possono perdersi mai. La penna raffinata e intensa di Caterina Bonvicini torna con Correva l'anno del nostro amore. L'autrice, tradotta in tutta Europa, racconta una straordinaria storia d'amore. E lo fa attraverso due personaggi indimenticabili che si inseguono per tutta la vita, sullo sfondo di un'Italia in declino. Un romanzo sul potere dei sentimenti, sugli scherzi del destino e sul fascino, imprescindibile, che esercitano i mondi degli altri.

 
LA CRITICA SU CATERINA BONVICINI:

«La vita prende forma nel racconto e la si coglie nel suo essere felicemente quotidianità.»
Paolo Mauri, la Repubblica

«Riesce a spiazzarci dimostrando come si può scrivere un libro profondo con levità di scrittura.»
Giovanni Pacchiano, Il Sole 24 Ore

«Un romanzo teso... Una Bonvicini matura, anche stilisticamente.»
Ermanno Paccagnini, Corriere della Sera

«Una scrittura estrosa, multanime, precisa.»
Giovanni Tesio, ttL – La Stampa


(www.garzantilibri.it) 

Giovanni Guareschi. Un umorista nei lager, di Guido Conti



 La copertina del libri edito da Rizzoli, 2014

 



"Non muoio neanche se mi ammazzano" scrive Giovannino Guareschi nel suo "Diario clandestino", piccolo grande capolavoro composto nei lager nazisti e testo emblematico per comprendere la sensibilità e l'ironia di un autore che non rinunciò a regalare un sorriso neanche durante gli anni di prigionia. Sopravvissuto ai campi di concentramento, Guareschi è stato protagonista di una vita da romanzo che, come racconta Guido Conti in questo volume, lo ha portato a essere vignettista satirico, fotografo, sceneggiatore, polemista politico, autore di saghe indimenticabili come quella di Don Camillo e Peppone, fino a diventare un protagonista assoluto della cultura italiana del Novecento. Quella di Guareschi è la storia di un uomo libero, capace di reagire anche alle sofferenze vissute con quello sguardo insieme ironico e commovente con cui ha raccontato in modo irripetibile la storia e i cambiamenti del nostro Paese. 


(www.libreriarizzoli.corriere.it)

mercoledì 15 gennaio 2014

Le viscere della mente, di Antonino Ferro

La copertina del libro edito da Raffaello Cortina Editore, 2014





Anticipazione! In libreria da febbraio:

Secondo Antonino Ferro, la seduta è sogno, ovvero analista e paziente accantonano ogni statuto realistico di quanto prende forma durante la seduta a favore di un sogno condiviso, che trasforma i nodi sintomatici in nodi di una rete narrativa. Altri temi vengono affrontati: la verità emotiva tollerabile da parte di paziente e analista, la menzogna come via di salvezza a volte necessaria, le supervisioni. Ma, come sempre, concetti e teorie vengono chiariti attraverso l’uso di materiale clinico e il lettore prende parte in prima persona a quanto avviene nella stanza di analisi, senza paraventi che spesso assumono le sembianze di astruse teorizzazioni.



Antonino Ferro è dal dicembre 2012 presidente della Società psicoanalitica italiana (SPI). Nella collana di Psicologia clinica ha pubblicato, tra gli altri, Tecnica e creatività (2006), Evitare le emozioni, vivere le emozioni (2007) e Tormenti di anime (2010).


Il dolore pazzo dell'amore, di Pietrangelo Buttafuoco



 La copertina del libro edito da Bompiani, 2013


 



Questo libro offre canti di un unico canto, un “cunto” che è un tuffo nel passato dell’autore, imbevuto innanzi tutto delle tradizioni della sua terra, la Sicilia, restituite con abilità e passione di antico cantastorie, per cristallizzare quelle storie, quei canti, e farne la rappresentazione di un mito sopravvissuto ai tempi bui del mondo. Ecco leggende e personaggi che emergono da quei luoghi e da quel tempo: le preghiere che portano doni e dolcetti; i diavoli, gli angeli, i re, le ninfe, le regine e i vescovi di una mille e una notte che prima di essere un libro è il magico teatro della vita popolare, in cui passato e presente si mescolano in un rabbioso andirivieni. E allora la storia si fa prossima: irrompe l’anno della sovversione, il terremoto del Belice e l’altro terremoto, non meno distruttivo, delle rivolte studentesche e operaie e negli anni ottanta le storie parallele di mafiosi e di commissari di polizia, che lasciano il segno. Ma soprattutto c’è l’amore, e “all’amore bisogna credere, sempre. Anche quando ci fa pazzi di dolore”. Anche quando l’amore è una lettera d’addio che distilla malinconia. Così prendono vita il musicante che, a differenza del musicista, suona per passione e sa perdersi nella pazzia e trasformare il dolore in musica; la signorina Lia, la zia che non ritiene alcun pretendente degno di lei e amministra la memoria di famiglia curando album di fotografie; lo zio Angelino, elegante cappellano militare che viaggia e frequenta il bel mondo e che, grazie all’amore per Dio, diventa l’uomo del sorriso, l’uomo della gioia in una terra di lupi. Maestro dell’ironia e della metafora, Pietrangelo Buttafuoco ci accompagna nel suo mondo, scolpendo la fisionomia di un modo di essere uomini tra gli uomini che forse è anch’esso un “cunto”. Perché l’amore è una trappola di poesia.



(www.bompiani.rcslibri.corriere.it)

martedì 14 gennaio 2014

A Sud del Sud dei Santi, a cura di Michelangelo Zizzi

La copertina del libro edita da LietoColle, 2013  





A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica. Cento anni di Storia Letteraria” è una mole di  lavoro che ha coinvolto una decina di critici. È curato dall'abile e istrionico Michelangelo Zizzi, edito da LietoColle, massima espressione dell’editoria poetica nazionale, rappresenta il più completo organo di classificazione e conoscenza critica della poesia pugliese, che  ha costruito il midollo spinale delle cosiddette linee orfiche o borboniche contro quelle lombarde o fiorentine.
Il saggio rilancia integralmente la poesia meridionale all’interno di una dialettica storico-critica che si è assopita dopo l’Unità d’Italia nel pretesto ideologico di una discrasia tra Sud e Nord.
Michelangelo Camelliti - editore LietoColle - sostiene da sempre la poesia, considerata dai più incerta: «Se la poesia vive le incertezze e le contraddizioni del linguaggio iniziatico e del dire sotterraneo in questo tempo di in-accoglienze, rappresenta al contempo uno straordinario strumento di conoscenza dell'alterigia attraverso i sensi primari consentiti dal verso». Camelliti, il nuovo Camus della poesia, scorge il sole nel “Mediterraneo”, nei territori e nelle parole del Sud del Sud del mondo.
A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica. Cento anni di Storia Letteraria” è un'antologia poetica che ingloba numerose voci rimaste inascoltate, voci di poeti i cui echi hanno varcato ogni confine come ad esempio Anacreonte, Ludovico Ariosto, Vittorio Bodini, Alda Merini, Salvatore Quasimodo, Attilio Bertolucci, Sandro Penna, Claudia Ruggeri fino ai versi degli attuali Maurizio Cucchi, Stefano Donno, Antonio Errico, Giampaolo Mastropasqua, Pasquale Vitagliano.
È un'opera che il “Sud” reclamava da tempo ed è diventata realtà fulgida, feconda, dal valore  inestimabile  che lascerà senza dubbio traccia nelle anime sensibili e attente disperse nel globo e che si identificano nella poesia. Ognuno saprà scorgere in ogni voce della Puglia poetica il proprio spirito dionisiaco che danzerà indomito, rapito dal canto di anime amanti.
Non resta che lasciarsi coinvolgere e travolgere dalla passione che stilla la poesia di “A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica. Cento anni di Storia Letteraria”, non ci sarà né spazio né tempo per assopire anima o mente.



 (Si può visitare: http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/viaggio-nella-puglia-poetica.html,
 http://poetryinfoconnection.blogspot.it/2013/10/a-sud-del-sud-dei-santi-sinopsie.html)