"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente,
senza fine"

Virginia Woolf

domenica 18 febbraio 2018

martedì 13 febbraio 2018

PENSARE ALTRIMENTI, di Diego Fusaro. Intervento di Alessandra Peluso.

 

 La copertina del libro, Einaudi





Il dissidente per eccellenza, o meglio l’uomo in rivolta, Diego Fusaro, si dimostra concettualizzandolo in “Pensare altrimenti”, un saggio appena pubblicato da Einaudi, e già in ristampa.
“Pensare altrimenti” è un’invocazione urlata, affinché il pensiero dissidente si espanda. Fusaro avverte la necessità di una cultura rinnovata che si ribelli alla mercificazione e all’omologazione sociale. Compie un’accurata analisi fenomenologica sulle figure del pensare altrimenti, sulle declinazioni del dissenso, soffermandosi, ad un certo punto del saggio, sulle due ali del potere: “Destra del denaro, sinistra del costume”. Qui, punta il dito contro ideologie, non più ritenute tali, che in questi ultimi anni hanno incalzato per affermare un relativismo fuorviante, un narcisismo alienante sottesi da quella che Simmel definiva la “Filosofia del denaro”; le relazioni sociali, la vita, l’individuo disumanizzato esistono in un perdurante gioco di interessi.
E allora, per fermare queste dicotomie, o sterili dualismi come li definiva Umberto Eco, facenti parte di una cultura manichea, Diego Fusaro induce a riflettere sulla situazione attuale e sul passato, esortando a pronunciare il “No” dell’“Uomo in rivolta”, di Camus, che non è solo semplicemente dissenso, rifiuto, ma un invito a maturare ciascuno come soggetto, “ossia come portatore di una visione critica e personale, scelta liberamente e non accettata passivamente perché imposta dall’ordine simbolico dominante” (p. 15). Aleggiano, dunque, gli spiriti di Camus, Spengler, Gramsci. In tal senso, Fusaro sostiene che anche la “filosofia debba dissentire col suo ragionamento rispetto al «si dice» omologato e all’inerziale accettazione consensuale dell’ordine delle cose; o anche, in termini gramsciani, con il momento della purificazione, per via dialogica, del «senso comune», di modo che esso diventi consapevole di sé e acquisti uno statuto critico” (p. 34).
È un pensiero militante, quello di Diego Fusaro. È una nuova politica. Evoca in questo scritto, un’accorata umanità davanti all’attuale menzognera pluralità, o multiculturalità, e svuotati di contenuto questi termini non hanno nulla da raccontare. Per l’appunto, accogliere e vivere in un mondo multiculturale, non significa abbattere le differenze, annullare l’identità di ogni popolazione, come d’altronde si è spesso fatto in passato, per abbarbicarsi ad unico idolo che è quello del mercato e del consumismo. E da qui, è necessario ripartire per ribellarsi ad un “consenso di massa” omologato e per difendere le proprie idee e in particolare, la dignità di essere umano.
A tal proposito, incisivo è l’incipit di “Pensare altrimenti” di Diego Fusaro: «A chi ha ancora il coraggio di camminare con la schiena dritta e di difendere fino alla fine le proprie idee». E di coraggio si tratta per l’appunto, di avere la forza e la consapevolezza di pensare liberamente e ribellarsi, certi da soli di non cambiare il mondo; tuttavia, sicuri che “mai il mondo potrà cambiare i veri ribelli”. E dunque, Diego Fusaro, con “Pensare altrimenti” pensa fuori dal gregge, e critica ciò che è, auspicando un futuro diverso dall’oggi. Un pensiero unico politicamente corretto non partorisce genialità, né esseri autonomi e pensanti, “abbi il coraggio di pensare, di uscire dallo stato di minorità”, il manifesto illuminista kantiano, al quale forse si dovrebbe rivolgere nuovamente lo sguardo per svegliarsi dal sonno dogmatico della ragione.
Dissentire, ecco, sì, opporsi al consenso imperante, al pluralismo del villaggio imperante, si può, si deve.


Alessandra Peluso, 
in   https://filosofiaenuovisentieri.it/2017/02/22/pensare-altrimenti-fusaro/